ACCORDO LAV E CARABINIERI: TUTTE LE VERITA'

Grazie ad alcune leggi le associazioni animaliste possono ricavare fondi non soltanto tramite le donazioni ma anche costituendosi come parte civile ai processi che riguardano reati contro gli animali e dalle entrate derivate dalle sanzioni. L’accordo con i Carabinieri potrebbe facilitare questo processo. Tutto quello che non torna

Recentemente la LAV (Lega Anti Vivisezione) ha siglato un accordo con l’Arma dei Carabinieri. Grazie ad alcune leggi le associazioni animaliste possono ricavare fondi non soltanto tramite le donazioni ma anche costituendosi come parte civile ai processi che riguardano reati contro gli animali e dalle entrate derivate dalle sanzioni. L’accordo con i Carabinieri potrebbe facilitare questo processo, visto che sono le forze di polizia che devono decidere se ricorre l’ipotesi di reato ed eventualmente sequestrare gli animali. È possibile escludere conflitti di interesse? Secondo la legge 189 del 20 Luglio 2004 – “Disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali, nonché di impiego degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate”. la vigilanza sulla protezione degli animali è affidata anche alle guardie particolari giurate delle associazioni animaliste (Art. 6 comma 2), gli animali oggetto di provvedimenti di sequestro o di confisca sono affidati alle medesime associazioni animaliste (Art. 19-quater) e a queste associazioni sono destinate anche le entrate derivanti dall’applicazione delle sanzioni (Art. 8 comma 1).

Per finire, queste associazioni, ai sensi dell’articolo 91 del Codice di Procedura Penale, possono pure costituirsi parte civile ai processi, al fine della richiesta di risarcimenti (Art. 7 comma 1): in altre parole, è garantita la possibilità per queste organizzazioni di chiedere (ed eventualmente ottenere) soldi, dato che saranno le associazioni animaliste a percepire gli eventuali indennizzi monetari stabiliti dai giudici.

L’accordo attuale siglato dalla LAV con i Carabinieri prevede, oltre che lo scambio di informazioni, anche la formazione delle Forze di Polizia su profili tecnico-giuridici in materia di tutela degli animali e dell’ambiente: In un fascicolo, la LAV istruiva già la Polizia di Stato sostenendo che (a pag.16) “non è da ritenersi necessaria la presenza di un medico veterinario per accertare lo stato di maltrattamento dell’animale; viene anzi sostenuto che tutti gli organi di polizia giudiziaria siano tenuti ad accertare il reato di maltrattamento, evidenziando come al contrario i servizi veterinari delle ASL non siano elencati (pag. 17) dalle disposizioni in materia di maltrattamento animale”.

In questo modo viene meno la partecipazione degli esperti in materia e quindi viene facilitato l’eventuale sequestro degli animali anche in situazioni in cui non sussisterebbe il reato di maltrattamento, il quale verrà ovviamente stabilito a processo, con la presenza dei periti di parte.


La LAV (Lega Anti-Vivisezione) non era ancora soddisfatta da tale legge, visto che ha tentato in diversi modi di far escludere la previsione di una condotta intenzionale (crudeltà) nei reati di uccisione degli animali, chiedendo inoltre la modifica della legge in diversi punti tra i quali spicca l’abrogazione dell’Art. 19-Ter il quale tutela le realtà produttive, gli spettacoli con gli animali (come il Palio di Siena) e la ricerca in vivo per i quali si fa riferimento alle leggi speciali. Le finalità della LAV, secondo lo statuto della Onlus, prevedono infatti “l’abolizione della vivisezione, della pesca, della caccia, delle produzioni animali, dell’allevamento, del commercio, degli spettacoli con gli animali e dell’utilizzo di qualsiasi essere vivente”. La Onlus animalista chiedeva pure l’introduzione di un “contributo per la gestione degli animali sequestrati e confiscati” (altri soldi) che alimenti il fondo di dotazione previsto dalla Legge 189/2004 e sia posto “in capo a tutte le attività economiche sugli animali”, nonché l’estensione delle competenze per presunti reati in danno degli animali a tutti gli organi di polizia giudiziaria statali e locali anche ai fini dei sequestri rituali (piuttosto che alle persone formatisi appositamente, quali i veterinari pubblici).
Negli ultimi anni sono aumentate in modo esponenziale le volte in cui il movimento animalista ha fatto ricorso alla magistratura, sia per ottenere indagini e sequestri ai danni di possessori di animali o per bloccare provvedimenti statali o Regionali come i ricorsi al TAR o al Consiglio di Stato contro i piani di controllo delle nutrie dell’ISPRA e delle Regioni. In pratica, la Legge 189 ha contribuito a creare un sistema per cui le associazioni animaliste potrebbero avere un possibile interesse nel denunciare quanti più reati possibili: le spese per sequestrare gli animali le sostiene la Pubblica Amministrazione e lo stesso vale per i processi nei quali, tra l’altro, un’eventuale archiviazione del procedimento o l’assoluzione degli imputati non implicherebbe ovviamente alcun “rischio” per le associazioni animaliste costituitesi come parte civile.Sotto il pressing delle associazioni animaliste che hanno fatto le segnalazioni possono intervenire la Magistratura o persino le Forze di Polizia stesse ( sequestro preventivo ex art. 321, comma 3-bis c.c.p.): sono loro che decidono se ricorre o meno un’ipotesi di reato ed eventualmente di sequestrare gli animali. E’ chiaro che una collaborazione più stretta tra le associazioni animaliste e le Forze di Polizia può facilitare questo processo. Nel caso in cui il processo poi dimostrasse che non c’era nessun reato, le associazioni animaliste non potrebbero essere ritenute responsabili di nulla siccome si limitano a fare gli esposti. Tuttavia si sono fatte affidare gli animali e hanno iniziato con gli appelli per le donazioni per i “poveri animali” che avrebbero “salvato”. Va precisato inoltre che gli animali d’affezione vengono quasi sempre sub-affidati a privati, mentre gli animali “non convenzionali” (per esempio gli animali sequestrati dai circhi) vengono affidati a particolari strutture riconosciute dal Ministero – i CRAS (Centro di Recupero per Animali Selvatici) e i CRASE (Centro di Recupero per Animali Esotici) – che, come sostengono le associazioni stesse, sarebbero inadeguate dal punto di vista della capacità “numerica” e il loro funzionamento non sarebbe disciplinato in alcuna maniera!

Giulia Corsini