Fra’ Giuseppe Rosati celebra 40 anni di professione religiosa

Il “Nomade di Dio” con la passione per il circo e la sua gente ha rinnovato i voti sulla Tomba di Santa Veronica


Quaranta anni di professione religiosa celebrati all’insegna della preghiera e del contatto spirituale continuo con i fedeli, tanti, che gli hanno sempre manifestato affetto e riconoscenza. Un traguardo importante che Fra Giuseppe Rosati, “Nomade di Dio”, come ama sentirsi e presentarsi, ha consacrato con una messa sulla Tomba di Santa Veronica nel Monastero delle Cappuccine di Città di Castello, rinnovando i voti nelle mani del viceprovinciale padre Luigi Biscarini.

Una cerimonia particolarmente sentita, e a tratti commovente, ha segnato ancora una tappa della vita religiosa di padre Giuseppe, nato a Spoleto nel 1955, che ha sentito la vocazione al saio a soli 20 anni. Adesso vive nel Santuario tifernate della Madonna di Belvedere, dove ricopre il ruolo di Superiore e Santuarista assieme ad altri quattro frati. Fra Giuseppe, nel corso della cerimonia presieduta da padre Luigi Biscarini (primo nella foto da sinistra), affiancato da padre Ghonsalo (terzo), cappellano dell’ospedale e Don Romano Piccinelli (quarto), preside dell’Istituto Teologico di Assisi e direttore del Centro Studi dedicato alla Santa, ha rinnovato i voti religiosi insieme alle consorelle cappuccine, sulla tomba di Santa Veronica, dopo 40 anni dall’inizio del percorso religioso: era il 25 settembre 1977.

“Carissimi – ha detto dall’altare rivolgendosi ai fedeli presenti – posso solo augurare a voi genitori e a voi giovani di provare almeno una volta nella vita quella gioia di pace che ho provato in questa occasione”. Fra’ Giuseppe Rosati è conosciuto in Italia come il “frate clown”, grazie alla popolarità che gli hanno dato le numerose trasmissioni televisive di cui spesso è stato ospite. “Tutto è nato – ha precisato in varie occasioni – quando come tutti i bambini ho incontrato il circo al mio paese. Da quell’esperienza è nato un amore per l’itineranza, la voglia di camminare, incontrare gente e non chiudermi dentro la mia casa o dentro il mio paese”.



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