Milano, lascia lo studio di avvocato per aprire un circo: «La mia arte è creare sogni»

Dallo studio legale al tendone del circo. Matteo Zanaboni Dina, laureato in Giurisprudenza e avvocato per tradizione di famiglia, ha abbandonato la carriera forense per dedicarsi all’arte circense. Ora torna a Milano con uno spettacolo

Giacca e cravatta gli stavano strette: meglio una roulotte itinerante, un tendone, sette palline da giocoliere, il cappello da galantuomo del Novecento e il sorriso di chi, nella vita, fa proprio quello che gli piace.

Matteo Zanaboni Dina, classe 1983, laureato in Giurisprudenza e avvocato per tradizione di famiglia, ha detto basta al grande studio legale in cui era assunto, sfidando le incomprensioni dei parenti e degli amici, che stentavano a crederci e non vedevano di buon occhio il suo progetto. Lui l’ha presa seriamente, però: voleva studiare arte circense e farne un lavoro con cui mantenersi. E così ha fatto. Matteo è formato alle migliori accademie del settore, ha seguito prima una grande compagnia internazionale e poi un piccolo circo nomade «con tre pony e una capretta»: per anni ha girato l’Europa in lungo e in largo a bordo di una roulotte. Nel 2015 infine ha fondato il suo «Petit Cabaret 1924», appena approdato per la prima volta a Milano, alla Fabbrica del Vapore: per ora le serate sono andate tutte sold out.

Racconta Matteo, in arte Romeo: «Era il 2010, lavoravo come avvocato da qualche anno. Ma era più forte di me, dalla scrivania dell’ufficio pensavo agli spettacoli che avrei potuto fare con le arti circensi. Mi è sempre piaciuto giocare con le emozioni. Suscitare risate, sorprese, paure o malinconie. Mi ispiro a Totò che nella sua Preghiera ad un clown dice “Se le mie buffonate servono ad alleviare le pene, rendi pure questa mia faccia ancora più ridicola, ma aiutami a portarla in giro con disinvoltura”».

Ha studiato alla Jonglieren Katakomben di Berlino, alla Escuela de Circo Carampa di Madrid, al prestigioso Centre regional des Arts du Cirque di Lille. Da lì l’esperienza in una compagnia famosa, il Cirque de Paris, e in quelle più piccole, tradizionali. A luglio 2015 la svolta: insieme ad alcuni «colleghi» conosciuti all’estero fonda il Petit Cabaret 1924. «Ricordo ancora la voce rotta dall’emozione con cui ho accolto per la prima volta il pubblico sotto il suo tendone», sorride. Oggi è direttore artistico, oltre che giocoliere e presentatore; a lui si aggiungono ballerini, acrobati, equilibristi, comici e musicisti. E adesso torna nel suo quartiere, quello intorno al Cimitero Monumentale: «Ho voluto sorprendere coloro che mi hanno visto partire tanti anni fa in giacca e cravatta e mi vedono tornare ora, alla guida di un progetto artistico che mi sta dando immense soddisfazioni», dice. Con il tempo (e lo studio) l’arte di fare spettacolo per lui è diventata una ricerca più profonda.

«Cerco di evocare sogni miei e del pubblico, di creare atmosfere. Sotto il tendone, pare di essere in un’altra dimensione». Lo spettacolo si ispira alle atmosfere parigine degli anni 20 e propone un’ora e mezza di virtuosismi e poesia sulle note della musica (dal vivo) jazz, charleston e swing. «Qualche anno fa mi ricordo di una Milano in crisi, inospitale con gli artisti di strada. Pareva che l’arte fosse solo quella ospitata nei musei — dice —. Oggi ho la gioia di ricredermi: è una città molto più aperta, creativa, internazionale. Siamo stati accolti con entusiasmo, come si usava fare un tempo quando arrivavano i circhi in città, come se fossimo nel 1924. Il pubblico milanese è uno dei più affettuosi di sempre».

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