INTERVISTA A NELLO CHIARIELLO

La nostra rubrica sulle interviste ai circensi curata interamente dal nostro collaboratore Antonio D'Affuso, oggi vi propone l'intervista realizzata a Nello Chiariello.

Ciao e Grazie per aver preso parte a questo nuovo progetto di PASSIONE CIRCO. Insieme a voi artisti e direttori di Circo vogliamo far conoscere in maniera ancora più approfondita questo affascinante mondo attraverso le vostre interviste. Premessa fatta, non ci resta quindi che cominciare.

1) Non sempre chi lavora al Circo è circense, quindi nato nel Circo, ma molti appassionati si sono avvicinati attivamente a questo mondo ed oggi ne sono parte integrante, vero Aniello?

Non provengo da famiglia circense, nel circo ci sono entrato per passione. La mia famiglia da generazioni è nel campo del commercio, gestiscono un supermercato oltre ad essere da anni anche nel campo della panificazione. Mio padre è anche un insegnate ed istruttore di scuola guida, assicuratore e consulente automobilistico. Io invece mi sono specializzato nel campo dell'ottica. Sono un ottico optometrista con tanto di abilitazione alla professione, sicuramente il lavoro non mi mancava ma nella vita bisogna fare ciò che realmente ti gratifica sia da un punto di vista economico, professionale e sopratutto lavorativo e per questo ho deciso di fare circo. Ho deciso che la mia più grande passione, sin dalla fanciullezza, diventasse il mio attuale lavoro.


2) Al Circo come ci sei arrivato? E che disciplina porti oggi in pista?

Al circo ci sono arrivato quasi per gioco, per divertimento e soprattutto per sfidare me stesso. C'è da dire che mediamente sono una persona molto riservata, essere riuscito a mettermi in gioco è stato già un grande traguardo. Ho iniziato come giocoliere in modo del tutto amatoriale ed autodidatta presso il Circo Europa della famiglia Minetti. Per un fine settimana mi improvvisai "artista" esibendomi per la prima volta davanti ad un pubblico. Ovviamente in quell'occasione il circo non era ancora il mio lavoro, ero ancora un ottico nelle vesti di "giocoliere amatoriale" per solo un fine settimana. Oggi sicuramente voglio dire grazie ad Hilary Minetti che mi diede quella fantastica opportunità seppur solo per qualche giorno di potermi esibire nel suo circo. A distanza di qualche settimana fui contattato da una compagnia di artisti di strada per una serie di spettacoli, ma in questo caso a differenza della precedente esperienza al circo, non era una cosa che avevo cercato o voluto io ma un'opportunità che casualmente mi era stata data, un'opportunità apparsa quasi dal nulla. A distanza di qualche mese da quest'altra opportunità decisi che l'arte circense sarebbe diventata il lavoro del mio futuro, nonché del mio presente. Sempre da autodidatta imparai una nuova disciplina quella dei tessuti aerei, anche in questo caso per sconfiggere una mia paura, ovvero il timore dell'altezza e del vuoto. Il sogno dell'uomo è da sempre quello di saper volare, diciamo che ho voluto utilizzare la "via della seta" per volare verso un mondo a me, forse, del tutto estraneo. Il circo inizialmente ha sicuramente uno stile di vita diverso dal mondo lavorativo che fino ad allora io conoscevo. Iniziò così la mia prima esperienza lavorativa al circo, presso il Mexican Circus della famiglia Codanti, in qualità di acrobata aereo. Via di lì ci furono altre esperienze lavorative in altri complessi circensi italiani, giusto per citarne qualcuno il Cirque de Paris, il Circo Braum (Coda Prin-Bucci) ed il Circo Cupons in cui ci ho lavorato per tre anni fino al giorno della loro chiusura. Insomma tutti complessi a gestione familiare. Inoltre in questi anni ho avuto anche altre esperienze lavorative legate sempre al mondo circense, mi sono esibito in alcune discoteche italiane sempre come acrobata aereo e per 6 mesi decisi di mettermi in proprio e portare l'arte circense all'interno degli istituti scolastici. In questa occasione oltre che artista ero in primis organizzatore dello spettacolo che offrivo in società con la famiglia Minetti, allora titolare del Circo Rois. Abbiamo lavorato in tante scuole della Regione Campania e del basso Lazio proponendo uno spettacolo di arte varia circense, in un contesto diverso dallo chapiteau di un circo; uno spettacolo con giocolieri, acrobati, contorsionisti, antipodisti, maghi, evoluzionista con gli hula hoop, clown e non mancavano di certo gli animali, vari serpenti e le colombe addestrate. Insomma un vero e proprio spettacolo di circo all'interno delle scuole. Oggi invece mi trovo a lavorare al Circo Marina Orfei gestito della famiglia Monti. Qui sono un po il responsabile marketing, mi occupo di tutta quella che è la pubblicità a 360° compreso le tv, i giornali e le radio. Ma ovviamente mi esibisco ancora in pista sempre in qualità di acrobata aereo.



3) Quali sono le difficoltà oggettive che vive oggi il Circo?

Le difficoltà di questo mondo sono tutte legate esclusivamente ad un fattore di burocrazia e documentazioni varie. In Italia ormai è diventato realmente difficile continuare a fare questo mestiere, si tribola troppo e frequentemente contro uno stato e contro dei comuni che sempre più spesso cercano di negarti quello che dovrebbe essere un nostro diritto, ovvero il lavoro. Ai tempi della scuola l'insegnante di diritto mi aveva insegnato l'articolo 1 della Costituzione che citava: l'Italia è una Repubblica Democratica fondata sul lavoro, in cui ogni cittadino ha diritto al lavoro. Quindi mi viene spontaneo domandarmi: "come mai noi circensi in qualità di cittadini italiani in primis e lavoratori dobbiamo vederci negare il nostro diritto di poter lavorare".


4) Oggi purtroppo stiamo assistendo ad un periodo di crisi economica generale nel quale ovviamente anche il Circo ne risente. Cosa consiglieresti tu per farlo ritornare allo splendore di un tempo?

Purtroppo la nostra categoria sta attraversando un periodo buio, un vero e proprio attacco terroristico mediatico e animalista. Mi auguro vivamente che questi anni passeranno e che saranno ricordati nella storia come gli anni del caos più totale in cui si è cercato di distruggere una tradizione secolare. Non dimentichiamoci che il circo ha dato la possibilità di conoscere gli animali a distanza ravvicinata ancor prima dell'invenzione della televisione. Il circo è uno spettacolo socio culturale riconosciuto dall'Unesco come patrimonio culturale italiano. Quindi vivere questo attacco di distruzione della mia categoria non può che farmi male, spero vivamente che ne usciamo illesi e che il circo non subisca alcun cambiamento. Per l'immagine collettiva del nostro pubblico il circo è sinonimo di animali e i clown, gli acrobati, gli equilibristi e tutte le altre forme d'arte che ne fanno parte "purtroppo" sono solo ed esclusivamente un contorno. È triste affermarlo ma non so se il circo possa ritornate agli splendori di un tempo, almeno fino a quando non si smetta di infangare l'intera categoria. Negli ultimi anni si sta parlando troppo di circo anche in noti talk show televisivi dando sempre e solo voce a quella che è la nostra controparte, noti politici o personaggi televisivi che fondamentalmente di circo sanno poco o niente, persone che continuamente ci puntano il dito contro ma che effettivamente non chiedono mai un confronto di idee con noi. Questo continuo "bombardamento mediatico" finirà per distruggerci prima o poi. A mio modesto parere noi dovremmo aprire le porte alla conoscenza con programmi socio educativi che inducono alla conoscenza dell'arte e della vita circense, ma sopratutto che spingano la gente a capacitarsi di quanto amore abbiamo verso i nostri amici animali. Qualcosa che punti al di là dello spettacolo, che vada oltre la pista, le luci e la segatura, al di là di ogni interesse economico ma che punti ad annientare la "barriera" che si è creata tra noi e quella fascia di pubblico che ancora apprezza la nostra arte. Si dovrebbe pensare non solo all'oggi ma anche ad un imminente domani sempre più vicino, creando qualcosa di diverso che desti curiosità tra la gente e che faccia ritornare la voglia di rivivere la nostra arte permettendo alla gente comune di viverci da un punto di vista umano. È triste che a fine 2017, i gagi ci domandano ancora, se viviamo o mangiamo tutti insieme, se abbiamo la tv, come facciamo a farci la doccia. Dobbiamo dare consapevolezza alla gente comune che noi non siamo "gli zingari" come ci definiscono loro, ma bensì noi siamo portatori sani di felicità, siamo artisti itineranti. La nostra arte è una vera e propria scuola di vita che va a "braccetto" con il lavoro, il sudore e tanto sacrificio.


5) Un Circo senza animali avrebbe futuro a tuo parere?

Il circo può essere fatto sicuramente anche senza animali proponendolo diversamente, strutturando i numeri e lo spettacolo in una chiave diversa. Ma perché obbligarci al cambiamento?