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“Nel circo gli animali sono considerati come figli"

L'arrivo del circo "Nando Orfei" ha scatenato le polemiche sullo sfruttamento degli animali. Lenny Alvarez, portavoce degli artisti, spiega l'importanza del rapporto con gli animali


«Su questo palco Nando Orfei e Federico Fellini hanno passato molto tempo insieme. Il grande regista ripeteva sempre che qui è come stare in un cerchio magico dove tutto può accadere». Lenny Alvarez, oltre ad essere un abile giocoliere e presentatore , è il portavoce degli artisti del circo “Nando Orfei” che in questi giorni fa tappa sul lungolago di Angera.

Oltre cinquanta persone lavorano febbrilmente per garantire uno spettacolo complesso in una struttura in grado di accogliere mille persone. Il recinto delle tigri è l’attrazione principale soprattutto per la presenza di Bianca, una splendida tigre albina di due anni che gioca con il domatore in attesa che il suo “alloggio” venga pulito. «Molti di questi animali – spiega Alvarez – sono nati e cresciuti a latte e biberon nei nostri caravan, accuditi come figli. Sono il nostro primo pensiero tanto che appena si arriva in una nuova città i primi ad essere sistemati sono loro: acqua, energia elettrica, cibo, spazio adeguato subito. Gli animali non possono aspettare, gli uomini sì. Qui ad Angera è fantastico, grazie all’accoglienza e a questo prato vista lago. Non sempre però è così»


Spesso l’arrivo del circo scatena le polemiche degli animalisti sulle condizioni di vita degli animali, il loro trattamento e sfruttamento per fini economici. Una pressione così forte da costringere il ministro dei Beni e delle attività culturali, Dario Franceschini, a prendere in considerazione l’esclusione per legge degli animali dagli spettacoli circensi. Se in Italia è ancora tutto in discussione, i legislatori di altri Paesi quella esclusione l’hanno già prevista però con risultati non sempre prevedibili. «Faccio l’esempio del Messico – sottolinea Alvarez – perché è emblematico. Il legislatore prima aveva vietato l’uso degli animali nei circhi e poi li ha reintrodotti. I motivi di questo dietrofront sono due: al circo non ci andava più nessuno e gli animali morivano, in quanto essendo nati in cattività necessitano di cure, tanta pazienza e competenze specifiche. Nel circo gli animali muoiono di vecchiaia, vivendo molto di più che in natura, perché le loro condizioni di vita sono molto buone. Questo non significa che non ci siano le eccezioni negative, ma è sbagliato fare di tutta l’erba un fascio».

Un altro aspetto su cui Alvarez insiste molto e poco conosciuto riguarda la proprietà degli animali. Il circo non ne possiede di propri, salvo qualche eccezione, ma stipula contratti semestrali con i singoli artisti, domatori compresi, che li portano con sé avendo perciò tutto l’interesse a trattarli bene perché garantiscono lavoro e sostentamento alle loro famiglie. «In questi anni il pubblico è calato a causa delle polemiche e anche per la crisi – conclude Alvarez -. Le famiglie tendono a tagliare ciò che ritengono non necessario. Ma il circo è necessario perché, come l’uomo, è fatto della stessa sostanza dei sogni».