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INTERVISTA A GIAMPAOLO MALTESE

La nostra rubrica sulle interviste ai circensi curata interamente dal nostro collaboratore Antonio D'Affuso, oggi vi propone l'intervista realizzata a Giampaolo Maltese.

Buongiorno e Grazie per aver preso parte a questo nuovo progetto di PASSIONE CIRCO. Insieme a voi artisti e direttori di Circo vogliamo far conoscere in maniera ancora più approfondita questo affascinante mondo attraverso le vostre interviste. Premessa fatta, non ci resta quindi che cominciare .

1)La prima domanda tende a voler conoscere un attimo le tue radici Circensi e quindi capire un pò le tue origini familiari. 

Nato da una famiglia non appartenente al mondo del circo, ho avuto la grande fortuna di avere un padre che non mi ha mai fatto mancare piacevoli serate al circo quelle volte che, durante la mia infanzia, non rinunciava a far visita nel mio paese "Rosolini", ridente località del siracusano.
Ero così entusiasta che non mi accontentavo solo ad assistere gli spettacoli, ma supplicavo lui affinché potesse portarmi anche ad ammirare le varie fasi di scarico degli animali, montaggio, e tutto ciò che un backstage circense potesse offrirmi. Magia per i miei occhi.
Quando annunciavano l'arrivo tappezzando e colorando la mia città di manifesti, non mi facevo scappare neanche un breve tour nei quartieri per ammirarli; Provocanti, ammalianti, quasi a prenderti per mano e a condurti  fin sotto al tendone; tutto quanto era per me incredibilmente affascinante. Oserei dire, il circo è stato il mio primo, vero, grande amore.

2) La seconda domanda invece racchiude un po' diversi momenti della tua vita artistica quindi non è proprio un unica domanda ma un mix di domande collegate tra loro. Innanzitutto ti chiedo a quanti anni sei entrato per la prima volta in pista e con quale ruolo? Ed oggi invece qual'è la disciplina che porti in pista? 

La prima volta che sono entrato in pista, ero già grande, comunque giovanissimo. Di solito chi ci nasce muove i primi passi sin dalla tenera età, io mi sono affacciato solo all'età di 16/17 anni, convincendomi che tutto sarebbe stato facile. Invece non fu così, ero troppo preso dai riflettori, dalla bellezza che uno spettacolo circense offre, dai colori, dall'atmosfera festosa e magica che si respira sin da subito. Non mi ero fatto i conti con tutto quello che al di fuori questa vita comporti, soprattutto la lontananza dalla famiglia e dagli affetti, insomma, fu un cambio di abitudini così abissale che, sentì la voglia di mollare le redini e rifarmi le valige.
Niente è per sempre, chi ha provato le mie stesse sensazioni può capirlo, il circo è come una droga, la segatura una volta che ti entra nelle vene, poi si fa fatica a toglierla. Ho avuto come un forte desiderio di tornarci, qualunque sia il circo, piccolo o grande, non importava, era circo. Dopo il diploma, mentre svolgevo i più disparati lavori, la mia testa era sempre lì, mi sono rimboccato le maniche, promettendomi che solo con i sacrifici si possono raggiungere le cose.
Giunto nel primo circo solamente con le valigie, alla mia prima esperienza lavorativa, oggi ho un modesto campino, confortevole, tutto mio, che condivido con i miei più grandi amori, la mia donna, e mio figlio, già appassionato di questo affascinante mondo. Non cambierei la mia vita con quella di nessun altro.
Ho iniziato la mia carriera come giocoliere, numero che mi ha permesso di calcare le prime piste. Ero felice ma allo stesso tempo non mi sentivo appagato, il desiderio di avere veramente un numero tutto mio, qualcosa di diverso, insolito e poco blasonato, qualcosa che possa un giorno far parlare di me, permettendomi di lavorare al circo e di presentarla al pubblico dandomi soddisfazioni. Insomma, qualcosa che mi rappresenti.
Un giorno vidi in una rassegna circense televisiva una esibizione di ventriloquismo, fu un colpo di fulmine per questa arte che conoscevo ma mai avevo approfondito. Ebbi la brillante idea di provarla ma con risultati scadenti quindi mi arresi. Il pallino di riuscire un giorno a lavorare con un pupazzo e girare il mondo con una valigia rimase dentro la mia testolina testarda, così testarda che quando si ripresentò la vocazione di ripartire, volli riprovare. Chiesi aiuto per poter studiare seriamente questo settore, stava maturando in me la voglia di imparare e poter debuttare con un numero tutto mio, con un personaggio tutto mio, ma anche questa volta, sarà per invidia, sarà per gelosia, nessuno mi diede risposta. Solo quando si presentò l'occasione di sentirmi dire "ventriloquo si nasce, non si diventa", mi sono detto, eppure non sono nato in una famiglia circense, e comunque sono riuscito a farne parte, riuscirò anche in quell'intento, volere e potere. Forse ventriloquo lo sono diventato dopo, o chissà magari un dono nascosto e sviluppato solo perché prima pensavo di non averlo, fatto sta che oggi con il mio pupazzo Johnny, ho avuto la possibilità di esibirmi in piste importanti, ultima ma non in senso di classificazione, quella del Circo Lidia Togni (unità Vinicio Canestrelli Togni), due intense stagioni, bellissima esperienza appena conclusa. Adesso sono in procinto di una nuova avventura.
Ho amato sin da subito questa forma d'arte, che apparentemente facile, si è rivelata poi piuttosto impegnativa; trovarsi sotto i riflettori, dinanzi ad un pubblico esigente, riuscire a interpretare con naturalezza due parti: quella mia (la "spalla") e quella del pupazzo (vero protagonista del numero). Lavorare quasi come se fossi più che artista circense un attore, con due personalità diverse, in modo rapido, eppure senza sbavature. Non sono un illusionista, ma è come se lo fossi, si perché è proprio di una illusione che si tratta. Il pubblico sa perfettamente che il mio pupazzo è solo un insieme di stoffa, piume e lattice, ma quando lo calzo non diventa altro che un piccolo essere vivente intelligente e furbo. La cosa che mi gratifica che lavorando mi diverto almeno quanto il pubblico. E in tutti gli spettacoli quando il presentatore dalla faccia bianca Marcello mi chiede nei suoi modi eleganti, ventriloquo si diventa o è un dono di natura, la risposta è cosi semplice: è un dono di natura, il dono del mio essere intraprendente e con tanta voglia di migliorarmi e crescere.
Nel mio essere naturale, spontaneo sia nel rendere partecipe il pubblico sia nel conquistarlo solo parlando e recitando i miei monologhi, durante una delle mie scritture, mi chiesero perché non provare ad annunciare (presentare) lo spettacolo, così debuttai anche come annunciatore, questa però è un altra storia.

3) Oggi purtroppo stiamo assistendo ad un periodo di crisi economica generale nel quale ovviamente anche il Circo ne risente. Cosa consiglieresti tu per far ritornare il Circo allo splendore di un tempo?

La domanda parla di crisi, e visti i tempi che stiamo vivendo, credo che far ritornare il circo allo splendore di un tempo sia impossibile. Costi troppo esorbitanti per confezionare programmi ricchi e sontuosi come un tempo. Comunque penso che oggi buona parte dei circhi italiani hanno materiale impeccabile, all'avanguardia e confortevole, con ambienti interni più o meno eleganti e ordinati. Credo che continuando a fare bene il proprio lavoro, senza prendere in giro il pubblico, serietà e rispetto tra datori e dipendenti, concorrenze leali tra un complesso e l'altro, ingredienti che per il periodo storico che stiamo vivendo, aiuterebbero a superarlo. D'altronde sono ancora tanti gli affezionati a questo tipo di spettacolo.

4) Animalisti sempre più temerari si oppongono all'utilizzo di animali nei Circhi. Può funzionare secondo te il Circo senza animali?

Apprezzo chi vuole portare qualcosa di diverso, che si spalanchino i cancelli alle novità, largo e spazio ai giovani imprenditori che vogliono osare, ma bisogna sempre ricordarsi della vera tradizione del circo. È come uno sgabello con tre gambe: animali, artisti, clown, provi a togliere una delle tre gambe, non reggerebbe in piedi. Un giorno potrei trovarmi in un circo con uno spettacolo privo di ogni forma classica, ma il circo così per come l'ho sempre conosciuto rimane comunque il mio amore più grande. Non riuscirei ad immaginare un futuro con presenza di soli circhi senza animali, farebbero meglio a non chiamarsi più così. Il vero circo è uno solo, tradizionale, rinnovato, attento alle nuove generazioni ma pur sempre tradizionale. Quello dove dinanzi a un carosello equestre vedi i bambini spalancarsi gli occhi, e gridare di gioia.