W IL CIRCO E CON GLI ANIMALI! (SECONDA PARTE)

In difesa della nobile arte circense italiana, contro le menzogne e le barbarie animaliste. Perché tanta avversione al circo equestre e...

In difesa della nobile arte circense italiana, contro le menzogne e le barbarie animaliste.

Perché tanta avversione al circo equestre ed al suo mondo, dove gli animali per lo spettacolo ne sono parte integrante e fondamentale e dove praticamente, sono considerati parte della stessa “famiglia”, quasi alla stessa stregua degli umani?

La risposta è semplice. Oltre ad una buona dose di fanatismo ed odio dovuti ad ignoranza in materia di animali, si celano in realtà interessi precisi, come quelli di affidare gli animali progressivamente tolti ai circhi a centri di recupero meglio definiti come “santuari” (ovviamente sovvenzionati da fondi pubblici, a partire da quelli quelli che essi vorrebbero togliere al fondo per lo spettacolo, così che i bravi animalisti avrebbero buon gioco ad invocarne di più). Tra l’altro questi sedicenti santuari (termine abitualmente riservato a quelli mariani, ed anche in questo gli animalisti denotano di sentirsi come portatori di un messaggio salvifico), sono risultati spesso sprovvisti dei requisiti normativi per lo svolgimento di queste specifiche attività. La legge 189 del 2004 come spiega Antonio Buccioni presidente dell’Ente Nazionale Circhi, ha dotato infatti le associazioni animaliste di uno strapotere che non ha paragoni nel resto d’Europa, rendendo loro conveniente battersi per il sequestro degli animali dei circhi.
Poco importa se la “liberazione” degli animali in questi santuari peggiorerà le loro vite, spesso condannandoli a morte certa, come dimostrano le esperienze che fino ad ora si sono avute. Come spiega efficacemente l’etologa inglese di fama internazionale inglese Marthe Kiley Worthington in una lettera indirizzata al Governo ed al Parlamento Italiani¹⁵.
Un significativo aneddoto. La dott.ssa Marthe Kiley Worthington lo spiega lei stessa, venne incaricata e finanziata dalla Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals per realizzare un studio volto a dimostrare che la proibizione degli animali nei circhi fosse essenziale per la salute degli animali. Dopo 18 mesi di ricerche concluse invece, con grande sorpresa, che non vi erano ragioni maggiormente valide per proibire gli animali nei circhi piuttosto che nelle stalle, negli zoo, o nell’ambito domestico. Una vera e propria sconfessione nei riguardi dei finanziatori dello studio (nel 1990 pubblica il libro Animal in circuses and zoos: Chirons World?), che le valsero negli anni lo scredito dei gruppi animalisti prima britannici, poi mondiali, per la sola colpa di non essersi uniformata al credo animalista.
Come giustamente osserva l’avv. Buccioni, perché nessuno degli animalisti parla dei cinquanta milioni di animali negli appartamenti, nei maneggi e negli allevamenti presenti in Italia? Spesso totalmente privi di controlli (assolutamente non così nei circhi!), e causa di numerosi incidenti, domestici e non, alle volte mortali o comunque con gravi conseguenze su bambini e adulti?
Ci si accanisce verso i 1.500-2.000 animali dei circhi (di cui un terzo sono equini e specie non esotiche), adducendo le motivazioni come di seguito verrà spiegato tra le più insensate. Ma per l’appunto chi può dirsi sicuro che gli animali allevati dagli “stanziali” anziché dallo spettacolo viaggiante, stiano necessariamente meglio!

Come è già stato spiegato anche su queste colonne in precedenti articoli, a proposito di sospette conversioni animaliste, è tutta una questione di business (negozi per animali, spazi per animali, spese veterinarie ecc.). quindi voti potenziali.
Ma questo modo di procedere, porta inesorabilmente all’imbarbarimento della società.
Ed allora non meriterebbero la minima attenzione le sguaite quanto gratuite offese all’intero mondo circense della facoltosa frequentarice di maneggi Michela Vittoria Brambilla (che tra l’altro, si scopre avere posseduta una leonessa di nome Rumba, regalo della ricca famiglia quando aveva nove anni). Oppure delle altre animaliste parlamentari Monica Cirinnà, Loredana De Petris e Gabriella Giammanco.
Paola Taverna, Michela Montevecchi e Paolo Bernini in rappresentanza dei cinque stelle, rincarano la dose, sostenendo che i circhi rappresenterebbero addirittura delle “anticamere per la criminalità”.
Egregi onorevoli e senatori, il comune cittadino non a guinzaglio (si perdoni il paragone), del primo ciarlatano di turno, a sentire certi paragoni, distratto come è dalle numerose incombenze quotidiane, magari pensa di avere capito male e così confonde le Camere, sommi organi dello Stato e per le quali nutre profondo rispetto con chissà quali anticamere, degli imbecilli però.
Il loro partito-movimento su questo argomento è compatto anzi, organizza direttamente presidi anti-circo. Inutile chiedere l’opinione della senatrice Elena Fattori la pasionaria, quella del caso Infascelli sugli o.g.m. (che bella figura, complimenti!) e, delle recenti posizioni anti-vaccini (si apprende, con post più o meno imbarazzati tolti dalle sue pagine F.b.).
Ai tempi della guerra di Spagna un mito era rappresentato da Dolores Ibarruri. In Italia abbiamo nientepopodimeno della sen. Fattori.
In tutto questo gran bailamme di animalesco è il caso di rilevare, figura soprattutto la legge elettorale appellata dai suoi stessi costitutori in modo significativo (e dichiarata non a caso in larga parte incostituzionale), grazie alla quale i menzionati personaggi sono entrati in Parlamento: il Porcellum. Così oltre la beffa, il danno. Del nuovo Parlamento, si vedrà.
Così facendo, la lobby animalista trasversale si è ingrossata ed accresciuta di potere. Fanno da contorno la messa in onda di trasmissioni Tv e rubriche dedicate ai diritti degli “amici a quattro zampe”, che facendo leva su pietà e compassione veicolano un frivolo tentativo quasi di una loro possibile “umanizzazione”: ed non c’è da stupirsi allora degli oroscopi per cani e gatti.
Ebbene, di fronte a questa offesa del comune senso della decenza (e dell’intelligenza), quali sono i parametri scientifico-etologici che possono determinare se gli animali dei circhi (ma non solo quelli), sono soggetti a stress?
Come spiegano i veterinari Raffaella Cocco (Dipartimento di medicina veterinaria dell’Università di Sassari), Marco Di Giuseppe, Riccardo Mancini ed Ettore Paladino (medici veterinari specializzati sugli animali esotici e da zoo), il prof. Alberto Simonetta zoologo dell’Università di Firenze, oppure la stessa Kiley Worthington oltre all’osservazione dal punto di vista comportamentale (che deve essere approfondita e non superficiale quale un semplice sguardo, spesso non ragionato neppure quello), vi sono parametri specifici quali il profilo metabolico completo, la funzionalità epatica, renale e pancreatica, l’attività muscolare, surrenalica ed infine lo stress ossidativo.
L’attento esame di questi parametri negli animali dei circhi (che va ricordato, sono discendenti da diverse generazioni allevate in cattività), ha spesso rivelato che quegli animali stanno addirittura molto meglio dei consimili allo stato brado, dove per questi ultimi la maggiore sofferenza sarebbe dovuta a ferite o malattie non medicate, ad una peggiore alimentazione, a temperature troppo alte o troppo basse, alla presenza dei predatori ecc.
Inoltre la presenza dell’uomo-addestratore è tutt’altro che secondaria. Come spiega il prof. Simonetta con il domatore si stabilisce un rapporto affettivo, in cui l’animale collabora con entusiasmo. Gli animali se vengono addestrati a compiere dei “lavori” stanno meglio perché si distraggono e li fanno divertire.
Un animale sano, specialmente se grande mammifero, ha una grande propensione al gioco. Le ore di addestramento e di spettacolo suppliscono precisamente a quelle che, in natura, lo stesso animale spenderebbe per guadagnarsi da mangiare. I migliori etologi queste cose le sanno bene.
Una totale sconfessione alle distorsive tesi animaliste, che essendo di mera natura ideologica si rivelano pure antiscientifiche. Basandosi però le loro tesi su una “fede”, davanti alla fede non si discute.
Continua il prof. Simonetta che “la vera e massima utilità del circo è quella di fare vedere come sia possibile raggiungere con quasi ogni sorta di animali, un vero rapporto di collaborazione, come sia possibile per ogni bambino, giocarci insieme, ma anche come si deve imparare a giocare con gli animali, che non sono dei peluche. Molti degli incidenti che purtroppo succedono ai bambini sono dovuti al fatto che essi non vengono adeguatamente educati ad interagire con i vari tipi di animali ed a capirne il “linguaggio”. Sotto questo aspetto il potenziale educativo dei circhi mi sembra ancora poco sfruttato”.
Inoltre viene spontaneo aggiungere, quando mai un bravo addestratore userebbe la prepotenza? Contro tigri, leoni ed elefanti chi l’avrebbe vinta?
Lo stesso discorso vale per i cavalli: l’alta scuola di equitazione quale quella dei migliori circhi, i lobbisti animalisti dovrebbero saperlo ed ammetterlo, non la si fa con la violenza sugli animali.
Il termine “domatore” è un retaggio del passato, oggi si dovrebbe parlare più propriamente di addestratore e l’addestramento, avviene in dolcezza. La frusta, quando usata, è solo per l’effetto scenico.
Afferma il dott. Di Giuseppe che se gli animali dei circhi vivono in istallazioni piccole, gli animali si esibiscono ogni giorno (normalmente due spettacoli, n.d.r.), ricevendo in questo modo stimoli e sollecitazioni che vanno a beneficio del loro benessere. “Ecco perché dire che un animale è recluso e soffre perché non vive nella savana ma in uno spazio contenuto, è un’affermazione che non ha senso”, conclude il veterinario.
Si aggiunga che in questi anni lo spazio a disposizione dei singoli animali è aumentato sensibilmente, come è riportato sul sito del circo Darix Togni.
Se il circo non gode attualmente di grande simpatia verso le Istituzione italiane, questo per fortuna non può invece assolutamente dirsi invece per quella papale. Negli anni infatti, una nutrita rappresentanza circense è sempre stata ricevuta da tutti i papi nella sala Nervi del Vaticano.

Recentemente (gennaio 2018), papa Francesco ha offerto un pomeriggio da vivere all’insegna dell’allegria, per chi abitualmente non se lo può permettere presso il circo Medrano. Ai senzatetto, ai profughi, ai carcerati, il Santo Padre per l’occasione ha affermato che “la gente che fa spettacolo nel circo crea bellezza, sono creatori di bellezza. E questo fa bene all'anima. Quanto bisogno abbiamo di bellezza!". 
L’iniziativa voleva essere un incoraggiamento per i più poveri a superare le asprezze e difficoltà della vita, che tante volte sembrano insuperabili, proprio con l’esempio dei circensi, che con costanza, impegno e tanti sacrifici riescono a creare e donare bellezza gli altri.
In un precedente incontro aveva invece affermato, rivolgendosi sempre agli artisti e dopo avere allattato un tigrotto mostrato in quell’occasione al pontefice: «Anche questa è misericordia: seminare bellezza e allegria in un mondo a volte cupo e triste».
Evidentemente così non la pensano Brambilla & soci, ma a questo punto c’è da chiedersi chi veda la realtà con lenti deformate.
Una volta ebbe a dire la cavallerizza non circense, in carriera politica (degna erede degli aforismi di Oscar Wilde, il lettore si convincerà): “(…) perché non si può dormire con il gatto sul letto e poi portare il bambino a vedere i suoi parenti selvatici ridotti all’ombra di se stessi sotto il tendone”. Mah! Ridotti all’ombra di se stessi? Ma dove!
Guardi piuttosto agli indigenti ai bordi delle strade della sua città, magari qualcuno ha rischiato quest’inverno di morire assiderato e sta molto peggio degli animali del circo.
E così mentre le campagne della “regione” citata inizialmente, sono sempre più invase da quegli animali selvatici (caprioli, cinghiali, volpi, lupi, istrici ecc.), che oltre a creare grossi problemi alle colture li creano anche all’incolumità dell’uomo, in un ambiente fortemente antropizzato, con le città sempre più terra di conquista per ladri e spacciatori –anche in pieno centro storico-, ebbene una certezza dei politici (ed attivisti al loro seguito), è quello di contrastare il circo. Forse tutto ciò che induce all’allegria, alla fantasia, alla “magia”…, ad un senso di libertà…., a certe persone da semplicemente fastidio.
A tanto è arrivato l’immiserimento della politica nazionale e l’ignoranza di chi dovrebbe rappresentare tutti. Guardando invece ad illustri personalità istituzionali di pochi lustri fa (per riportare solo alcuni esempi, ma se ne potrebbero trovare tanti altri, anche i più inaspettati, almeno secondo una certa iconografia), si coglie che la sensibilità verso il mondo circense e l’arte che quotidianamente rappresenta, era ben diversa!! Altra “gente”, mi pare.

Risulta a questo punto inqualificabile l’atteggiamento della città di Roma, che dopo avere ospitato per oltre trenta edizioni il Golden Circus Festival (dopo Montecarlo e Parigi, il terzo festival mondiale del circo, per importanza, con tanto di giuria internazionale), dal 2015 costringe gli organizzatori a vagare per la città allo scopo di cercare una sede appropriata, perché sia la vecchia (sindaco Marino) che la nuova giunta (sindaco Raggi), non hanno trovato il tempo di deliberare sull’attività dei Teatri “tenda” (per i quali esiste una normativa nazionale e regionale).
Guarda un po’ il caso, la storica location del Festival fa proprio parte di quella categoria (si tratta dello storico teatro “Tenda e Strisce”): un modo come un altro per cercare di danneggiare deliberatamente il Festival (e la migliore immagine del circo, che esso rappresenta). Avente il solo torto di radunare artisti da tutto il mondo e richiamare tanti turisti nella capitale, durante il periodo natalizio.
Senza considerare che è ormai un atteso appuntamento tradizionale, la visita di una delegazione composta dagli organizzatori e dagli artisti del Festival al Santo Padre, in occasione dell’inaugurazione annuale: le cose belle e che portano letizia, si vede che danno semplicemente fastidio (ma quanti sono i paranoici a fattura, che albergano nelle stanze del potere come consulenti?).
Pertanto invece di dedicarsi a cercare di risolvere i problemi amministrativi, che purtroppo hanno innegabilmente caratterizzato il governo della città eterna, soprattutto in questi ultimi anni (come i topi e le arvicole per le strade, tra visuali di rifiuti non ritirati, assieme ai simpatici ma non ammaestrati cinghiali grufolanti e non erano filmati-fake!), gli amministratori riversano tempo ed energie a non inimicarsi quei rappresentanti del mondo animalista, che fanno tanto rumore e raccontano loro delle bugie.
Possibile che un pubblico amministratore, nell’esercizio delle proprie funzioni, non dimostri di avere anche su questo argomento, il circo appunto, un minimo di autonomia decisionale ma debba sempre dipendere dagli umori o dalle imbeccate di qualcuno/a?
Si ritiene utile al proposito, richiamare un significativo episodio sul come invece era la società italiana dei primi anni sessanta. Quello dei tanti bambini italiani che recapitarono la loro letterina direttamente a Darix Togni, ossia il leggendario personaggio del circo e del cinema (richiamato in fig. 1), che dopo il disastroso incendio del 29 dicembre 1962 nel suo circo a Milano, non ne voleva più sapere di continuare.
A fornirgli la forza decisiva di andare avanti, oltre al fondamentale aiuto dei famigliari furono loro, i bambini, che lo esortarono ad andare avanti!
Ruppero i salvadanai e gli devolvettero i loro risparmi (succederebbe ancora oggi?): un gesto di solidarietà altamente simbolico, riportato sui giornali e rotocalchi dell’epoca. Lo stesso arcivescovo di Milano card. Montini, il futuro papa Paolo VI°, si reco’ subito dopo il tragico evento in visita al complesso circense toccato dalla tragedia, per portarvi la solenne benedizione. Ma vi fu anche l’aiuto di tanta gente comune, associazioni di categoria, insomma una vera e propria mobilitazione generale anche fuori dall’Italia, perché Darix ed il suo circo equestre godevano di grande stima e popolarità.

Fu grazie a questa vera e propria gara di solidarietà, che egli si decise anzi a realizzare ancor più grandi produzioni (i grandiosi “Circo sull’acqua” ed il Jumbo Supercircus), fin che una grave malattia lo incolse prematuramente nel 1976.
Tra i circensi vi è chi sostiene che quella data rappresentò come una sorte di spartiacque, un prima e un dopo per il mondo del circo (che in quegli anni aveva raggiunto il suo apice di grandiosità e popolarità), anche se per un buon decennio dopo la sua scomparsa, tutto andò avanti come per “inerzia”. I direttori di circo più accorti tuttavia, cominceranno negli anni immediatamente successivi a scorgere all’orizzonte i primi segnali, che molte cose stavano cambiando…

Col presente contributo a favore del circo con gli animali, é stato ripercorso seppure per sommi capi lo sviluppo dei migliori complessi circensi italiani. Vere e proprie imprese dello spettacolo viaggiante, che dalle devastazioni e dalla miseria dell’immediato dopoguerra hanno saputo migliorarsi ed ingrandirsi, per offrire ad una società in crescita grandi produzioni artistiche.
Ed infatti con la ritrovata libertà, il circo ha rappresentato per la gente comune una delle primissime forme di “evasione” e di sano svago e divertimento. Dal libro di Molossi e Curti si riporta: “La gente vuole divertirsi (dopo la guerra conclusa solo pochi mesi prima, n.d.r.). Arriva addirittura anche il circo che si sistema tra le macerie (…), e trova molti clienti anche se le bestie feroci non sono molte. C’è poco da mangiare per gli uomini, immaginiamoci per gli animali…”.
Con la volgare offensiva animalista che vuole chiudere i circhi in nome di un fanatismo zoofilo (e di una misconoscenza in campo artistico), è come se quella foto la si volesse vedere anziché proiettata in avanti… direttamente all’indietro, suggerendo così un cattivo presagio di giorni più cupi. Forse (e spero ovviamente di sbagliarmi) sono solo cattivi pensieri, ma allora sarebbe il caso di prendere coscienza del fenomeno e solidarizzare con il mondo circense, contro la gratuita denigrazione alla quale è quotidianamente sottoposto.
Per fortuna un aiuto lo fornisce l’art. 41 della nostra Costituzione, che sembra essere stato scritto anche per il circo.
Innanzitutto precisa che “l’iniziativa economica privata è libera”. Poi prosegue dicendo che “essa non deve essere in contrasto con la sicurezza, la libertà e la dignità umana”. Nel circo equestre non si ritrova tutto questo? Un ottimo esempio casomai per l’intera società, di riuscita integrazione tra gente di razze e religioni diverse (tra gli artisti vi si trovano vedettes internazionali e gli operai sono frequentemente multietnici), che collaborano nella stessa impresa.
Quindi, prosegue sempre l’articolo, “la legge determina programmi e controlli…, al fine che l’attività economica sia indirizzata e coordinata a fini sociali”. Proprio quello che fa il circo!
I circensi chiedono semplicemente di esercitare il proprio mestiere. Essendo abituati a spostamenti frequenti, anche sotto le intemperie ed anche quando l’area prevista per il successivo attendamento risulti con un terreno bagnato. Sono anche abituati ad una dura disciplina ginnica e di vita che consente loro di continuare a potere svolgere lo spettacolo; pertanto non si riesce proprio ad immaginare come possano accettare di vedere sacrificata la loro dignità di artisti, in cambio magari, di un improbabile “reddito di cittadinanza”, appositamente studiato per i nullafacenti, dopo che l’ultima impresa circense avrà chiuso i battenti. Ma la Repubblica non è fondata sul lavoro (art. 1)?
In conclusione é quindi emersa la mancanza di prove scientifiche che dimostrino lo stress, le cattive condizioni di vita alle quali sarebbero sottoposti gli animali nei circhi, quindi l’infondatezza di forti accuse preconcette. Non andrebbe inoltre trascurato il dettaglio che i circensi, piaccia o no, sono da sempre i professionisti nell’allevamento degli animali.
Le reiterate menzogne, i frequenti atti intimidatori e delinquenziali perpetrati ai danni dei circhi.
Un corto circuito mentale enorme, mutuando le parole della sen. Elena Cattaneo in riferimento appunto al “corto circuito” tra conoscenze scientifiche, decisioni politiche e comportamenti, alimentata a piene mani, in questo caso, anche dai sedicenti “amici degli animali”.
Ed allora perché non reagire ritornando ad andare al circo, qualora esso arrivi nella propria città o paese, portandovi figli e nipoti perché possiamo stare tranquilli, oltre a divertirsi si potrà osservare qualcosa di originale e straordinario, anche educativo, in un contesto sano e pulito. Con un’unica avvertenza però: per un paio d’ore buone al bando cellulari e smartphone! Qui è tutto vero e non bisogna distrarsi.
Facendosi beffa di tutti i presidi animalisti, che sicuramente e nel frattempo saranno stati allestiti all’arrivo del complesso itinerante (grazie all’appoggio di qualche sindaco cheap), all’ingresso del circo col preciso scopo di disturbare, nella migliore delle ipotesi, il pubblico pagante (che lo stesso sindaco dovrebbe rappresentare).

“(…) finchè un bambino ci sarà, il circo (con gli animali) vivrà!” (dall’ultima strofa di un’antica poesia del mondo del circo).
Perché come insegnava un grande direttore, “The Show most go on!”.

Le prossime pulsioni animaliste, saranno invece rivolte agli animali allevati in stalla?

(Nota dello scrivente. Nello scritto sono stati richiamati i nomi delle principale famiglie circensi italiane, con questo senza nulla togliere alle altre numerose famiglie, che con altrettanti complessi di medie o piccole dimensioni, hanno contribuito a portare la magia del circo in ogni contrada).

DI ALESSANDRO CANTARELLI

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