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AL CIRCO "SANDRA ORFEI" ANCHE UN ELEGANTE CLOWN BIANCO. FRA I SUOI MAESTRI, I PIU' GRANDI DI SEMPRE


La carovana di un circo è un po’ come la piazza di una grande città dove si incrociano culture diverse, mentalità magari agli antipodi, storie di ogni tipo. Il tutto all’insegna dell’integrazione, del rispetto reciproco, della dedizione alla fatica. Tante microstorie, l’una diversa dalle altre ma che, pian pianino, si fondono con quel particolare odore della segatura. Legno frantumato che diventa mastice potente fra emozioni, sogni, arte e realtà. C’è tutto questo sotto lo chapiteau del circo Sandra Orfei, fino a lunedì prossimo al “Forum” di Palermo per poi trasferirsi a Trapani. Una grande famiglia in cui lavorano e si esibiscono eredi di antichissime famiglie circensi ma anche chi ha scelto di legarsi al circo pur non avendo radici familiari in tal senso. Attorno a quel tendone, oltre alla ballerina che sognava “La Scala” e che invece ha lasciato tutto per amore di un acrobata, c’è anche il figlio di un sassofonista italiano. E’ una delle voci dello spettacolo e da sempre è entrato in pista vestito da clown bianco, quello per intenderci che ha la faccia ricoperta di bianco come Pierrot. Marcello Marchetti, nato a Montevideo in Uruguay dove suo padre suonava con la banda dell’Aereonautica Militare Uruguaiana e si era stabilito trovando anche l’amore, ha scelto di indossare gli abiti del “bianco”, clown aggraziato e saccente, elegante, armonioso, quasi dominante per il suo aspetto borghese, per dirla alla Fellini. Con la sua imponente figura, rientra perfettamente nel personaggio ma la sua scelta ha anche un’altra verità: arrossiva e continua ad arrossire ogni volta che entra in pista. L’unico modo per non far notare il suo rossore, era proprio quello di tingersi il volto di bianco. Dopo alcuni anni trascorsi nell’America Latina, la famiglia decide di trasferirsi in Italia: nonostante la madre fosse cilena, troppo forte era la nostalgia del Bel Paese. I Marchetti si stabilirono a Cremona e qui nel 1977, quando Marcello aveva 15 anni, scoccò la scintilla. Davanti casa si insediò il grande Cesare Togni, circo che non era ancora tre piste ma che poi sarebbe divenuto più che imponente, e Marcello venne conquistato dalla vita affascinante del meraviglioso e più grande spettacolo del mondo. All’inizio alternava le sue giornate fra il servizio militare e le scuderie dove si dedicava alla pulizia dei cavalli ed anche a fare il garzone. Poi, finita la leva, non ci ha pensato due volte ad aggregarsi a quella grande famiglia. Per Marcello, quel circo e i Togni furono compagni indissolubili di vita fin quando l’impresa circense andò avanti. A quel punto, dopo aver girato alcuni complessi, scocca il grande amore per la Sicilia grazie all’accordo raggiunto con il circo della famiglia Mavilla che all’epoca si chiamava Circo di Venezia. Poi con i Montemagno, quindi con il Lidia Togni, il Millennium dei Coda Prin, il Città di Roma, il Paranormal circus ed ora l’arrivo in casa Vassallo in quel Sandra Orfei che sta concludendo la permanenza a Palermo con un grandissimo successo che ha anche attratto le principali testate televisive e radiofoniche. Non c’è un motivo ben preciso e razionale per il quale Marcello Marchetti viva all’interno di un circo. Per lui si tratta semplicemente della sua famiglia, della sua casa, del suo tutto. “Senza circo – ha detto più volte il “bianco” – non potrei vivere. Il circo mi ha sempre protetto e dato tutto”. Ancora oggi si emoziona, entrando in pista, come il primo giorno: una sensazione che in pochi possono provare. Ricorda ancora, con grande affetto e con un pizzico di magone, i suoi primi maestri: Romualdo Simili per il trucco e Francesco Caroli per portamento e costumi. Due grandissimi nomi: il primo, per tutti “Zio Romolo”, ha rappresentato l’effige e l’icona del clown con il volto allungato e del trucco all'americana. Il secondo è stato dapprima uno dei componenti dello spettacolare gruppo di cavallerizzi Trio Caroli e poi divenuto il più emblematico clown bianco, molto amato anche in Germania. Al circo Roncalli, tempio dei clowns, lo chiamavano “die clown legende”. Caroli era elegante nei gesti, ma anche autoritario e carico di fascino pure fuori dalla pista. Anche in questo gli somiglia Marcello Marchetti, uomo dotato di evidente raffinatezza.
 
Di Pietro Messana