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Animali al circo: perché io dico sì


La gastronomia, la televisione, lo sport, la coltura (agricola), qualunque fesseria fa cultura. Il circo no. Così almeno sostiene l’animalismo, espressione tipica di un tempo che al dominio delle vecchie, grandi ideologie contrappone quello dei piccoli integralismi di setta. Poco male, se non venissero presi sul serio da chi non riesce a scorgere la loro miseria intellettuale. Il circo è storia sana degli uomini, tradizione dello spettacolo nei suoi termini più autentici ed essenziali. In buona parte continua a riconoscersi nell’ammaestramento degli animali. È innaturale, immorale? È emanazione dell’addomesticamento, chiunque abbia un cane o un gatto a casa ne violenta le attitudini. Ma a conviverci si determina una condizione di vita non valutabile col termine umano (gli animali possono trovare anche conveniente la cattività). Certo, dovessero usare maniere brute i circensi andrebbero perseguiti. Ma sarà solo il pubblico, disertando i loro spettacoli, a decretare la fine di quel mondo, non i diktat dei fondamentalisti. Un signore era convinto che chi era vegetariano e credeva gli animali migliori degli uomini appartenesse a una stirpe eletta. Adolf Hitler, così si chiamava.

Di Vittorio Sgarbi