Chi salverà il circo?

Lo spettacolo dal vivo salverà lo spettacolo? In tempi di crisi delle idee, del gusto e del costume, l’ elegante spettacolo sotto il tend...


Lo spettacolo dal vivo salverà lo spettacolo? In tempi di crisi delle idee, del gusto e del costume, l’ elegante spettacolo sotto il tendone che, nel segno della tradizione, continua a tenere a bocca aperta i bambini (ma anche gli adulti) può essere la risposta. Il circo, ovvero lo spettacolo più antico del mondo.

Ne abbiamo parlato con Angelo Patti, giovane clown di formazione teatrale, impegnato con il Circo Sandra Orfei fino al 21 gennaio al Forum Palermo. Angelo Patti ha vissuto a Ivrea, in Piemonte, città famosa per il Carnevale, ma le sue radici affondano da queste parti, e, anche per questo motivo, sta vivendo con piacere la permanenza in Sicilia. Angelo ha scoperto la sua vocazione attraverso un estro e una vivacità innati che è riuscito a trasformare in abilità e doti recitative. Oggi è considerato un emergente, che recita sotto il tendone la “preghiera del clown” di Totò, forse per ricordare il lato nascosto del circo come di ogni altra cosa.

La passione per il circo è nata quando ero ancora bambino, si può dire che fossi già un clown prima ancora di diventarlo, facendo le imitazioni di chiunque mi si presentasse davanti. Solo successivamente, quando ho capito che potevo intraprendere la carriera di artista, ho cominciato a studiare per affinare le mie doti. Prima il liceo, poi l’ accademia di Belle Arti che non ho completato perchè, nel frattempo, sono entrato all’ accademia del Comico. Più recentemente c’è stato il perfezionamento a Londra. Ma quello di diventare clown era un vero e proprio sogno nel cassetto, che si è avverato dopo aver fatto tante esperienze“.

Come dovrebbe comportarsi il circo tradizionale di fronte alle nuove tecnologie? 
“Certamente bisogna introdurre delle innovazioni, ma senza esagerare, senza mai tradire lo spirito originario, anche se non si possono più proporre numeri oggettivamente datati, che il pubblico non può apprezzare più”.

Una delle doti del clown è l’intuito nella interazione col pubblico, scegliendo le persone adatte a diventare parte dello spettacolo. Quale esperienza ti ha più aiutato a dominare la scena?  
“Tutte quelle che ho fatto, dalle feste di Capodanno, all’ animazione, al teatro alla soap opera fino all’ insegnamento mi aiutano a capire chi mi sta di fronte, senza mai perdere il ritmo durante gli sketch. Nel circo il problema vero è la velocità, la brevità in cui devi fare le cose. Quando il pubblico è numeroso ti asseconda, quando sono pochi, allora, in quel caso, bisogna riuscire a coinvolgere la minoranza che non ti segue. Poi bisogna stare attenti a chi, e può capitare, vorrebbe rubarti persino la scena“.

Il circo tradizionale ha ancora un futuro? 
“Io non riesco a immaginare un circo senza l’ odore della segatura. Ma il circo ha un futuro perchè dalla crisi dello spettacolo potrà tirarci fuori solo lo spettacolo dal vivo. E, tra tutti gli spettacoli, il circo è quello più legato alla tradizione. Anche un grande attore, dopo una straordinaria carriera, dimostra la sua grandezza se è riuscito a diventare un bravo clown. Quello che sembra un punto di partenza, in realtà è un punto di arrivo“.

Di Sergio Scialabba

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