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"PATTI", IN SICILIA LE SUE RADICI. DA MAMMA LA SENSIBILITA', DA PAPA' L'AUTOSTIMA


Le sue radici sono siciliane ma la sua formazione, scolastica ed artistica, è piemontese. Angelo Patti,  al seguito del Circo Sandra Orfei, è ritornato quindi nella terra dei suoi nonni, la Sicilia. Il complesso circense non potrà certamente insediarsi nel piccolo paesino che ha dato i natali ai nonni di Angelo. Troppo pochi i 1.800 abitanti di Marianopoli, in provincia di Caltanissetta, a 100 chilometri da Palermo, per avere uno spettacolo di tali dimensioni. Lui, però, da quando è sull’isola ha cominciato a sentire una certa aria di casa e comunque a riassaporare quel qualcosa, impalbabile ma impossibile da rinnegare, che fa parte del suo dna: la sicilianità. Patti il clown è nato comunque in Piemonte, ad Ivrea, dove si era trasferito il nonno paterno dopo un primo domicilio in Valle d’Aosta. Un bambino dai capelli rossi: irrequieto, iperattivo e ribelle come tanti bimbi, a maggior ragione quelli con questo colore di capelli. Discolo tanto da rendere abbastanza difficili i primi anni di scuola ma capace di tacere e meravigliarsi di fronte a una cosa sola: il circo. Una passione, un amore infinito, un qualcosa che lo portava a trascorrere giornate intere attorno alla carovana circense, quando arrivava a Strambino, piccolo paesino di 7.000 abitanti in cui abitava con la sua famiglia. Assistendo ai primi spettacoli, cominciò subito a sentire un forte legame con il clown tant’è che in un tema, nei primi anni di scuola elementare, scrisse che da grande avrebbe voluto fare proprio il pagliaccio: un segno del destino. Sempre in ambito scolastico Angelo cominciò a dare sfogo alla sua verve comica: imitava gli insegnanti, raccontava barzellette e faceva scherzi telefonici. Amava ridere e soprattutto sentir ridere. Da qualche parte aveva sentito che per fare il clown bisognava essere soprattutto un attore e così convinse i genitori: si iscrisse a una scuola di recitazione. Nessuno in famiglia aveva intrapreso mai tale percorso anche se riteneva il padre, suo forte punto di riferimento e suo primo estimatore, un “attore per eccellenza” che vestiva i giusti panni e praticava la corretta recitazione per vendere i suoi prodotti: era infatti un agente di commercio. Dalla madre ha invece ereditato il rispetto per tutti e la sensibilità. In famiglia anche un fratello, di sette anni più piccolo, “il mio più grande amico” dice Patti. Dopo i primi corsi a 18 anni Angelo entra nel casting della compagnia d’arte e spettacolo Andromeda di Ivrea. Come primo attore interpreta una marea di personaggi comici e non, tra musical, commedie e conduzione di eventi. Poi comincia anche a insegnare recitazione all’Accademia di Danza e Spettacolo di Ivrea. Il ragazzo ha però una grandissima fame di apprendere, di perfezionarsi, di riuscire a far meravigliare il pubblico. Per questo frequenta a Torino il corso di recitazione cinetelevisiva e partecipa così a fiction (“Centovetrine” e “Vivere”), cortometraggi e ad alcune pubblicità. Nel suo cuore c’era sempre il circo e nelle sue narici l’odore della segatura: emozioni e olfatto si risvegliavano anche alla vista di un semplice manifesto di un circo che passava in zona. Sta per arrivare la svolta nella sua carriera e tutto scaturisce, come spesso capita nella vita, da un forte e indimenticabile dolore: la scomparsa prematura del padre. E’ stato lui a spingerlo dicendogli spesso che bisogna credere in sé stessi. A lui si è anche ispirato per l’eleganza e la completezza dei costumi e sempre a lui ha dedicato il suo nome d’arte: semplicemente Patti, come tutti chiamavano il padre, per cognome. Era quindi giunto il momento: studiare l’arte del clown. Una serie continua e instancabile di perfezionamenti: oltre Manica alla “London Clown School”, a Roma all’Accademia Internazionale di Teatro, a Torino alla Scuola Nazionale del Comico e poi workshop con due mostri sacri della clownerie mondiale: l’italiano David Laribel ritenuto il “Clown dei Clown” e il russo Vladimir Olshansky del Cirque du Soleil. Suda e immagina, giorno e notte, le sue prime riprese e che tipo di personaggio voleva essere il suo: così nasce “Patti il clown”, elegante nei costumi, vanitoso, a volte presuntuoso e che si ritrova a fare i conti con i suoi costanti fallimenti. Due anni fa arriva la prima esperienza in una carovana viaggiante: presentatore, o annunciatore come dicono i “dritti”, al circo di Vienna della famiglia Vassallo. Viene notato da un altro ramo dei Vassallo, quello del circo Sandra Orfei, e nell’ottobre del 2017 avvia la sua carriera da clown, dentro e attorno quel magico cerchio di segatura. Applausi e apprezzamenti anche in Grecia, poi l’arrivo in Sicilia, terra delle sue radici. Il tam-tam sulle capacità di Angelo è già partito. Qualcuno ipotizza per lui un futuro luminoso e presso i più grandi complessi internazionali. Claudio Vassallo e Sara Mateva, direttori del “Sandra Orfei”, se lo terranno stretto, finché potranno. Questa è più che una certezza.

Di Pietro Messana