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Il circo è animalista e ha un sacco di fan

Una tradizione che, nonostante gli attacchi, non muore mai. Migliaia di bimbi ad ogni spettacolo. Elefanti e giraffe sono amati. E se non hanno voglia di recitare, escono di scena


Questo accade a metà dello spettacolo domenicale, e oltre che intonata sarebbe anche sciantosa se non fosse che, fuori dal tendone Andreina è piccolina, con un bel viso da scoiattolo ridisegnato, fin troppo strizzata nel costume da cavallerizza che copre con un cappotto tranne quando le si fanno le foto con le sue bestie.
Ha 24 anni, ma forse per un gioco di luci sembra lei la più vecchia delle due sorelle, l'altra è Amanda, 28 anni. Tocca a loro guidare il circo di famiglia Darix Togni, fondato nel 1892 dal piemontese Aristide Togni - allora era solo "Circo Togni" - e poi passato di generazione in generazione fino a Darix Togni, (morto nel 1976, era così famoso che gli venne dedicata pure la piazza alla Darix) che oggi da nome al circo, poi al figlio Livio e infine nelle mani delle giovani nipoti. Hanno anche un fratello, che è con un altro tendone in Algeria, mentre un terzo ancora è in Russia.
"Siamo stati anche in Siberia: la siamo adorati, ci fermano per la strada per chiederci foto ed autografi. Qui l'immagine del circense è sporca: gli animalisti ci odiano. Ma la verità è che non sanno niente."
Il Circo Togni è rimasto a Milano per due mesi, all'Idroscalo fino al 3 marzo, l'affitto del suolo pagato al comune di Segrate. Accanto ci passava la circonvallazione, la gente che passa in macchina ogni tanto abbassa i finestrini e urla "merde". Ma loro, i circensi, vanno avanti, placidi come l'elefantessa Mandra, 43 anni e tre tonnellate e mezzo da portarsi in giro, che tre settimane fa ha spopolato sui social perché si era allontanata dal suo spiazzo ed era andata a cercare erba buona sul ciglio della strada: automobilisti che accostano, video, condivisioni a migliaia.
Il tendone, che da ieri sera si è spostato a Genova e ci rimarrà fino al 7 aprile, ospita un migliaio di spettatori e, sorpresa, ha sempre fatto l'esaurito, tanto da dover prorogare le date. Aggrappata alle sue parole come ad un cornicione, Andreina dice che: "finché ci saranno bambini nel mondo il circo vivrà, diceva mia nonna". E anche finché ci sono i fissati: durante lo spettacolo, dietro di noi c'era un ragazzo di diciotto anni arrivato da Torino, insegue i circhi per tutta Italia accompagnato da suo papà.
"Gli animalisti sostengono che trattiamo male gli animali, ma siamo noi i primi animalisti: i nostri animali non sono legati, hanno tutti il microchip, fanno visite veterinarie ogni mese e ogni settimana viene l'Asl a verificare le loro condizioni. E poi, una generazione via l'altra, vivono in cattività da 250 anni, sono nati da noi. In natura che cosa farebbero?"...Sarà anche crudeltà, quindi, ma questi animali non possono stare che qui. E non si riesce a fare pensieri etici, anzi non si riesce a pensare a niente quando si tocca un elefante: esperienza personale, quando tocchi un elefante, e ancora di più se lui tocca a te, pensi solo all'elefante.
Le leggi, prosegue Andreina sono cambiate: "la tigre che attraversa il cerchio di fuoco non esiste più da cinquant'anni, il numero dell'elefante in bilico sulla palla è vietato da decenni, così come tenere elefanti maschi, quando vanno in calore, intorno ai quindici anni, diventano troppo pericolosi". Insomma, quando moriranno le due elefantesse, Mandra e la sua compare Rany, il circo sarà sfornito di pachidermi. Oltre a una sessantina di dipendenti, fra artisti stagionali e collaboratori, c'è Jordan, la giraffa, che durante lo spettacolo è entrata in scena, ed è subito uscita: Andreina l'ha chiamata, le ha offerto del cibo, ma lei niente, ha fatto un giro e ci ha dato le spalle, non aveva voglia. Poi ci sono Pedro, un pony molestissimo che passa il tempo a sgranocchiare i calcagni di Jordan, due bisonti, Albano e Romina, lama, asini, i cammelli e Divino, il cavallo andaluso di Andreina. Ci vede arrivare da lontano e scalpita. "C'è anche un pitone", ci racconta ma oggi non lavora, ha mangiato una gallina, è gonfio, meglio che riposi".
Per tenere in piedi tutto il baraccone ci vogliono 10mila euro al giorno, dal Fondo unico per lo spettacolo l'anno scorso ne hanno presi 56mila. Come stanno in piedi? "Abbiamo altri cinque tendoni che vengono affittati per eventi, video musicali, festival. Così riusciamo a respirare". Secondo gli ultimi dati Censis, aggiornati al 2017, per un centinaio di circhi ancora attivi in Italia gli spettacoli sono diminuiti dell'11 per cento dal 2010 al 2015. I fondi per la categoria, per il triennio 2018-2020, ammontano a 1 milione e 849.889 euro.
Il tendone che era all'Idroscalo, è visibilmente usurato e poco riparato, così come gli allestimenti: però è un'usura che non sembra l'anticamera della fine, ma una resistenza ai bombardamenti del tempo. I drappi sono malconci, i velluti lucidi e sdruciti, gli stucchi sbrecciati e i legni consunti, ma niente è rovinato abbastanza da farlo diventare brutto. Anzi, forse è più bello così, nella nostra epoca sterilizzata, dove l'imperfezione è il male. In fondo a noi il Partenone piace com'è oggi, un pezzo qui e uno lì, se lo avessimo visto da nuovo, dipinto di azzurro e di rosa, ci sarebbe sembrato un enorme Lego. Probabilmente, per consumazione, questo mondo finirà. Un giorno l'ultimo drappo si strapperà e uno alla volta gli animali moriranno tutti, chissà se felici o no, in fondo hanno visto solo il circo. Ma abbiamo il sospetto che non sia così ripugnante che mille bambini alla volta, due volte alla settimana, invece che su un iPad, possano quando è alta una giraffa, sentire la puzza dei bisonti, fremere per la finta caduta di un camminatore sul filo, strizzare gli occhi per una gran polvere che nessuno solleva piùi, fuori da questo tendone.

Fonte LiberoQuotidiano