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La giusta battaglia dei circhi

Condividiamo questo articolo pubblicato in data odierna sul sito BigHunter.it


Gli animali nei circhi non sono un argomento che ci riguarda? Quasi quasi ci danno anche un po' fastidio, visto che a noi leoni ed elefanti ci piacciono solo nel loro habitat naturale? Va bene, ma siamo proprio sicuri che questa dei circensi non sia anche una battaglia nostra? Lo è diventata sicuramente dal momento in cui nel calderone degli spettacoli presi di mira ci sono finite anche le nostre manifestazioni tradizionali (falconeria, gare cinofile, fiere degli uccelli, ecc.), ma di sicuro sul piatto c'è molto di più. C'è un'idea di benessere animale che chiude definitivamente i ponti con il passato. C'è una lobby estremamente minoritaria ma potente che arriva ad imporsi, dettando platealmente alla politica le proprie regole. Ci sono ministri compiacenti che prendono decisioni arbitrarie senza consultare gli addetti ai lavori e bypassando le necessarie verifiche tecniche e scientifiche.

Se si arriva a demonizzare l'utilizzo di animali soltanto perché qualcuno paga il biglietto per vederli, anche se quel rapporto (addestratore – animale) è del tutto conforme al loro benessere, è evidente che il vero interesse è di altra natura. Non si spiega perché infatti, dopo aver deciso sul graduale superamento dei circhi che utilizzano animali nei loro spettacoli (esotici sì, ma da generazioni nati in allevamenti specializzati, proprio come animali da cortile), ora si tenta una virata improvvisa, che mira a vietare nell'immediato non solo l'esibizione degli stessi, ma anche la loro detenzione e qualsiasi tipo di cessione remunerativa nel periodo transitorio. Il circo dunque che ha pagato fior fior di quattrini per comprare e mantenere elefanti, leoni, cammelli e quant'altro, come se fosse una colpa averli avuti finora nel rispetto della legge e dei rigorosi controlli dell'Asl, si trova costretto a cederli gratuitamente e ad evitare addirittura che questi si riproducano. A tal proposito il decreto che circola in rete per ora in forma di bozza e che ha allarmato non poco gli addetti ai lavori, prevede che ogni decisione sia presa da veterinari abilitati (da chi? Per cosa?) che potranno decidere per la loro sterilizzazione. Ovviamente a carico dei proprietari fino alla cessione, gratuita, ricordiamolo. Un'altra beffa che si aggiungerebbe alle ovvie ripercussioni sul piano occupazionale. Si parla di qualcosa come 10 mila posti di lavoro a rischio, una volta che i circhi con gli animali sarebbero messi al bando, a cui si aggiungono tutte le altre persone che lavorano attorno alle manifestazioni rurali e all'allevamento.

Il tutto andrebbe a vantaggio dei benemeriti centri di recupero, che guarda caso sono spesso e volentieri gestiti dagli animalisti. Come siano gestiti poi è tutto un programma. Sono note le battaglie legali di diversi circensi e allevatori che si sono visti sequestrare ingiustamente i propri animali (a causa di denunce spesso infondate degli animalisti), morti poi nelle stesse strutture che avrebbero dovuto salvarli, probabilmente perchè non idonee a soddisfare specifiche esigenze fisiologiche.

Il problema è che i CRASE (Centro di Recupero per Animali Esotici), sono realtà non regolamentate e spesso non idonee ad accudire animali particolarmente impegnativi, come evidenziato qualche anno fa un rapporto stilato da Anmvi (associazione dei veterinari italiani) e Wwf, da cui risulterebbe che: “la carenza di precise norme su come le strutture devono essere costruite e su come, soprattutto, devono essere gestite per rispondere alle finalità di legge, favorisce, a volte, la nascita di strutture al limite della legalità, il cui livello qualitativo è ben lontano dai principi etici che devono ispirare l’attività di riabilitazione degli animali selvatici e, in generale, l’organizzazione del sistema dei Centri di Recupero in Italia”. La verità è che il benessere degli animali nei circhi non è inferiore a quello riscontrabile in altri sistemi di detenzione degli animali come gli zoo, le stalle, i canili, anzi.

Resta da chiedersi perché, se il fine principale di questa disposizione è assicurare il benessere di questi animali, non si proceda prima ad istituire strutture adatte ma si faccia genericamente riferimento a centri di accoglienza, le cui caratteristiche dovranno semplicemente essere definite dal Ministero dell'Ambiente e da quello della Salute, sulla base di non si sa quale criterio. L'operazione di attivazione dei centri (ricordiamolo, gestiti sempre o quasi dagli animalisti) prevede una spesa ministeriale, ancora da definirsi, che di sicuro non dispiacerà alle benemerite. Non a caso la Lav si è già portata avanti, aggiungendo altri 23 ettari al CRASE di Semproniano, vicino a Grosseto. “Le nuove aree inaugurante dalla LAV sono la testimonianza concreta dell’impegno quotidiano di LAV per accogliere, vita natural durante, questi animali, anche in prospettiva della auspicata graduale dismissione degli animali dai circhi come prevede la Legge (n.4652) approvata di recente dal Parlamento” scriveva un anno fa la Lav sul proprio sito. E riguardo ad un'altra riforma portata avanti dal Ministro Costa (ddl Proteggi Animali), la stessa Lav qualche giorno fa gongolava per il riconoscimento e la valorizzazione della funzione dei Centri di accoglienza degli animali sequestrati e confiscati, contenuta nel ddl del Movimento 5 Stelle.

La Lav lavora a questo scopo da anni. Fin da quando portò all'attenzione dei parlamentari la propria crociata contro i circhi basata sulle conclusioni di uno studio inglese, datato 2006, che in realtà non ha alcuna validità scientifica ma convinse senza remore tutti, o quasi. Firmato da Steven Harris, personaggio con forti legami con le associazioni animaliste, fu smentito dalla commissione scientifica nominata dal Parlamento inglese riguardo ad un'analoga proposta di legge, che infatti non andò in porto. All'epoca della presentazione della proposta in Italia per il superamento dei circhi con gli animali, si era mosso anche lo scienziato americano Ted Friend, che non è certo uno qualsiasi. Autore di numerosi studi sul tema presi a riferimento anche dagli animalisti, nel 2017 si era rivolto ai parlamentari italiani spiegando come la disinformazione dilagante operata dai gruppi animalisti avesse portato perfino ad un’interpretazione errata della letteratura scientifica in materia. E aveva fatto presente che la proposta passata in Italia basata sui lavori di Harris altro non era che una manipolazione dei suoi studi. Friend in realtà concludeva che “non esistono prove scientifiche per giustificare un divieto degli animali del circo basandosi sulla valutazione del benessere animale”. “Il Prof. Harris – spiegava a proposito - è riuscito a ignorare sia lo studio di Marthe Kiley-Worthington che il Radford Report, oltre che sei delle mie ricerche pubblicate in riviste scientifiche peer-review. Durante i miei oltre quarant’anni di ricerca, non ho mai visto nessuno che abbia deliberatamente omesso articoli peer-review o i maggiori libri sull’argomento. Questa tattica deliberata di abuso del “metodo scientifico” nella mia Università avrebbe causato un licenziamento”.

Ecco su cosa si basa questo divieto, che ironia della sorte, colpirà anche quelle attività che con i circhi non c'entrano nulla. Già che ci sono hanno alzato l'asticella, nella speranza di mettere fuori gioco anche tutto quel mondo che gravita attorno alla caccia e a quella cultura agreste che del suo rapporto millenario con gli animali, ne fa giustamente un vanto. Pensiamo al millenario Palio di Siena, vanto e orgoglio di un'intera città, di un'intera nazione, su cui la Brambilla ha incassato sonore sconfitte anche all'interno del proprio partito. Vietare l'esposizione di qualsiasi animale in Italia (comprese le mostre canine!?), è un capriccio animalista che non ha alcuna motivazione logica sostenibile. Una prova di forza che tutto il mondo rurale deve combattere unito.

Di Cinzia Funcis