Il Circo di Vinicio Togni: «Siamo i testimoni di un’arte antica e nobile, e con noi lo sono i nostri animali»

La compagnia è arrivata in città ma non è una qualunque, è quella di Vinicio Togni erede di una tradizione secolare. Con lui abbiamo parlat...

La compagnia è arrivata in città ma non è una qualunque, è quella di Vinicio Togni erede di una tradizione secolare. Con lui abbiamo parlato di cosa significa essere un circense nel 2019, della controversa questione degli animali al circo, della fatica e della magia che rendono quet’arte magica


Il circo è arrivato in città ma non è uno qualunque, è quello di Vinicio Togni, discendente e pronipote di quell’Aristide Togni che nel 1870 diede vita a questa grande tradizione del circo italiano. Vinicio è figlio di Lidia e sarà in città dal 25 ottobre al 4 novembre nell’area antistante la caserma dei pompieri, sulla variante. Lo abbiamo incontrato per chiedergli cosa significa essere un circense nel 2019 e per cercare di approfondire, dal suo punto di vista, la controversa questione degli animali al circo. Soprattutto ci ha svelato come lui li addestra.

Ciao Vinicio, innanzi tutto voglio sapere come è arrivato il circo nella tua famiglia. So che il circo Togni è stato fondato nel 1870 ma come è successo?

«Tutto è iniziato a causa di una donna, una circense di passaggio con il suo circo a Pesaro, la città di origine della mia famiglia e del mio bisnonno Aristide. All’epoca il circo si spostava ancora trainato dai cavalli, era solo all’aperto perchè non esistevano i tendoni e le aree per ospitarlo scarseggiavano. I Togni erano una famiglia di costruttori e il circo fu ospitato in una area in cui loro stavano costruendo una chiesa, era l’unica area disponibile nella città. I figli dei Togni, incluso Aristide venivano invitati gratis agli spettacoli e fu proprio lì che il mio caro bisnonno si innamorò di una cavallerizza del circo. Decise di seguirla, opponendosi così al volere della famiglia Togni che aveva progetti ben diversi per il rampollo di casa. Il fidanzamento durò dieci anni, poi ci furono le nozze e poi otto figli, quattro maschi e quattro femmine. Aristide inoltre portò tutte le sue competenze da costruttore nel mondo circense, infatti riuscì a realizzare il suo sogno di un circo coperto. Sperimentò i primi tendoni utilizzando i paracaduti da guerra, poi pian piano arrivò ad un tendone vero e proprio. Negli anni successivi il circo Togni divenne il circo ufficiale del Regno d’Italia e per volere del Re prese il nome di “Circo Nazionale Togni”. Il circo svolse un ruolo molto importante in quegli anni, ad esempio era l’unico svago dei soldati prima di partire per il fronte. Passarono altri anni e per toccare tutte le province della nazione il circo Togni si suddivise in tre. Nel corso dei decenni abbiamo girato tutto il mondo, solitamente un circo arriva al massimo nelle nazioni confinanti con la sua. Siamo stati al Madison Square Garden di New York con tanto di invito a cena del governatore Cuomo, siamo sempre presenti a Montecarlo dove ad applaudirci c’è gente di tutto il mondo e di ogni categoria sociale. Non sono mancati però i momenti difficili, ad esempio eravamo in Iran durante lo scoppio della guerra e rimanemmo bloccati lì per un lungo periodo»

A differenza del tuo bisnonno, tu ci sei nato nel circo e per te deve essere stata una scelta lavorativa naturale, ma hai mai pensato di cambiare vita?

«Ho avuto molte occasioni per cambiare vita ma non ci sono mai riuscito. Ancora oggi quando un circense si fidanza con qualcuno che non appartiene a questo mondo è sempre quest’ultimo che parte con il circo e non viceversa, questa è una vita magica e ancora ricca di valori. Non può essere sostituita a meno di circostanze serie o obbligate»

Hai detto “magica” e mi si è accesa la curiosità, di quale magia stai parlando?

«E’ magica perchè l’arte che pratichiamo ha origini antichissime, abbiamo ancora dei valori che ci tramandiamo da generazioni e viviamo liberi da buona parte delle contraddizioni del mondo moderno. I nostri figli stanno la maggior parte della giornata all’aria aperta, non giocano con i tablet ma con i cuccioli di tigre. Poi però ci sono anche degli aspetti negativi come del resto in ogni cosa. Siamo una vera e propria azienda che si sposta ogni tre giorni, tra lavoratori e rispettive famiglie siamo quasi cento persone. Ci spostiamo affrontando intemperie e disagi logistici. Troviamo terreni sempre diversi dove montare il nostro circo e quindi dobbiamo adattarci nel migliore dei modi, in questo siamo ancora un po’ costruttori come lo era il mio bisnonno.
Bisogna perciò avere una grande capacità di risoluzione dei problemi, l’imprevisto è sempre dietro l’angolo. Alla fine però la data non si perde mai, qualunque cosa succeda, solo ragionando così riesci a superare ogni difficoltà»

Veniamo alla questione degli animali al circo, ci sono molti pareri contrastanti tra chi dice di eliminarli completamente dagli spettacoli e chi dice il contrario.

«Partiamo dal presupposto che c’è molto pregiudizio sull’argomento. In ogni città in cui arriviamo c’è molta diffidenza, quando poi vedono i nostri spettacoli e come trattiamo gli animali, la gente resta sbalordita. I nostri animali non subiscono maltrattamenti e si vede ad occhio nudo, sono tutti in salute e con un pelo curatissimo. Sicuramente ci sono stati casi di circhi che non rispettavano le regole ed è giusto sanzionarli, ma chi le rispetta non può subire lo stesso trattamento da parte dall’opinione pubblica. Pensate che i nostri animali vengono controllati dai veterinari delle Asl almeno due volte ogni tre giorni. Infatti vengono controllati ogni volta che arriviamo in una città nuova e vengono ricontrollati prima di ripartire. Diciamo che mediamente vengono controllati quasi tre volte a settimana che equivale ad un giorno sì e uno no. Quando le autorità ci rilasciano i certificati e le idoneità vuol dire che rispettiamo tutti i parametri previsti dalla legge, l’opinione pubblica dovrebbe aver fiducia di questo. Anche perchè chi controlla gli animali ha sicuramente più competenze di chi contesta la questione senza averne le giuste conoscenze»

La diffidenza che circola in questi tempi vi ha creato dei danni?

«Quando si parla di circo si parla solo di animali ma ci sono anche persone, questa disinformazione danneggia il lavoro e se va male il lavoro soffrono anche gli animali. Abbiamo speso una vita per questa attività e poi basta poco per buttare tutto all’aria con dei pregiudizi. Vi porto l’esempio del Palio di Siena dove grazie al buonsenso si è riusciti a migliorare la sicurezza dei cavalli. Nel circuito del Palio c’è una curva in cui spesso vi sono stati incidenti che hanno causato la morte di cavali e fantini, per risolvere la questione si è deciso di gareggiare solo con dei cavalli mezzosangue a dispetto dei precedenti purosangue. Questo perchè i mezzosangue sono più gestibili durante la corsa e così si abbassa il livello di rischio degli incidenti gravi. Di sicuro non si possono eliminare gli animali dal circo come alcuni sostengono, sarebbe come correre il Palio in bicicletta. Ci hanno provato in Messico per qualche anno e gli animali tolti ai circhi sono quasi tutti morti a causa della mancanza di persone che li sapessero gestire. Poi c’è anche il distacco dal padrone che è un trauma sia per un cane sia per un leone bianco. Morale della favola, in Messico hanno reintrodotto gli animali al circo»

Allora facciamola un pò di chiarezza, tu sei un addestratore, specializzato nei cavalli, come addestri i tuoi animali?

«Io sono appassionato di cavalli, uno degli animali più intelligenti e fieri, di conseguenza tra i più difficili da addestrare. E’ difficile fargli ripetere qualcosa a causa della sua natura, difatti anche allo stato brado i cavalli non riprendono quasi mai la stessa strada. Diciamo che se addestri un cavallo puoi addestrare qualunque animale. Anche se ogni animale va addestrato in modo diverso, dipenda dalla razza ma anche dal carattere che ha. Ad esempio un cavallo non farà mai qualcosa in cambio di un premio, è un animale da fuga quindi molto pauroso. Lo si conquista solo con la fiducia, non puoi maltrattarlo perchè scapperebbe, ci vuole molta pazienza. Non deve mai farsi male quando apprende nuove cose altrimenti rimane il trauma. Se parliamo poi di carattere c’è quello intelligente che ti dà di più e a lui chiediamo esercizi più difficili. Poi ci sono quelli predisposti a determinati esercizi, non chiediamo certo ad un castrato o una femmina di camminare su due zampe, lo chiediamo agli stalloni che già lo fanno in natura per conquistare le cavalle. I felini invece rispecchiano le dinamiche dei gatti, sono arrampicatori e predatori, con loro il contatto è più facile perchè non scappano. Da cuccioli imparano a giocare e per insegnargli degli esercizi bastano dei semplici bocconcini di carne, il classico premio. Ad esempio il numero che faccio con i leoni finisce che ci abbracciamo, sono grossi ma dolci e delicati, i miei leoni prendono la bistecca sulla mia mano senza mangiarmela. La fiducia è reciproca e non si conquista con le minacce o con i maltrattamenti»

Parli dei tuoi animali e un po’ la voce diventa commossa, tu che rapporto hai con gli animali?

«Ci sono nato con gli animali. Da piccolo i miei amici avevano la bicicletta e io avevo il pony, loro giocavano a nascondino e io giocavo con gli elefanti. Avevo un cucciolo di leone che la leonessa aveva escluso dall’allattamento, forse a causa della corporatura più minuta, una sorta di selezione naturale. Io e i miei genitori gli davano il biberon e lo chiamammo Giallo per via del colorito acceso. Poi ho avuto un elefante di nome India che è stato con me per tutta la vita. E’ arrivato al circo che aveva due anni, quanti ne avevo io, è morto tre anni fa all’età di 57 anni. A lui sono ancora molto legato»

Vinicio tu hai sicuramente molti anni di carriera alle spalle e quindi ne avrai viste tante, mi racconti un aneddoto che ti è rimasto impresso?

«Ti racconterò una cosa che mi è rimasta nel cuore e riguarda il comportamento degli animali. Tempo fa la moglie di un organizzatore del circo che era non vedente, aveva espresso il desiderio di toccare degli elefanti per capire se li immaginava bene. Io accettai e le feci una precisazione, avremmo dovuto lasciare gli elefanti ed andare via quando sarebbe stato il momento. Gli elefanti sono molto sensibili a persone con problemi gravi ed hanno un grande spirito di protezione insito nella loro natura. Mentre ci avvicinavamo all’area in cui erano custoditi i pachidermi, già a cinquanta metri di distanza, alcuni elefanti si bloccano e alzarono la testa guardando la donna. Una volta lì accadde qualcosa di molto raro, gli elefanti solitamente usano la proboscide per tutto, anche per accarezzare. Stavolta no, la leccarono come solo in rare occasioni fanno. Poi la sollevarono con le probosciti passandosela di testa in testa, le aprirono la borsetta e iniziarono a spalmarsi i suoi trucchi sul loro volto. Era il loro modo per accoglierla e farla sentire protetta. Non è stato semplice staccare la donna dagli elefanti, entrambi non volevano lasciarsi. Dopo vari tentativi e una buona dose di pazienza ci sono riuscito e subito gli elefanti hanno iniziato a lamentarsi. Lei non ha provato paura, ha detto di aver sentito il vero amore e io mi sono commosso con lei»

Grazie Vinicio per la tua disponibilità. Anzi a dirla tutta io sto ancora pensando alla magia del circo e se un giorno dovessi decidermi, conservami un posticino nella carovana.

«Grazie a te, sarai sicuramente il benvenuto»

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