NOTIZIE RECENTI

Circo Romina Orfei: artisti ed animali senza cibo


I cavalli andalusi nitriscono di tristezza, un ippopotamo si stende al sole. Le zebre girano in tondo, la giraffa scruta l’orizzonte, gli elefanti non barriscono più. Vagano sulla radura urbana con le proboscidi penzoloni, rassegnati. Il tendone biancorosso troneggia ormai senza vezzi, lo si scorge dal Vialone coi suoi scudetti, fermi nel vento. Luci spente, trapezi ammainati. Lo spettacolo qui non è andato avanti, anzi non è mai iniziato. Il circo è arrivato nel Casertano una ventina di giorni fa, quando l’allarme del coronavirus sembrava un fantasma lontano. Poi lo spettro è uscito dall’ombra, ha preso forma e sostanza e le sempre più stringenti misure per contenerlo, per fronteggiare l’emergenza sanitaria, hanno interrotto gli show. Il sipario al «Romina Orfei» è sigillato come l’inevitabile decreto governativo impone. Gli artisti e le loro famiglie, 45 persone in tutto, 60 animali: vivono in un limbo. Il circo, il movimento per antonomasia, è fermo. Non può andar via, non può esibirsi. E, senza spettacoli, non ci sono incassi. Stanno dando fondo alle riserve, ormai agli sgoccioli. Braccia conserte nei camper, quelle che di solito sono scene colorate di vita itinerante si sono congelate in un quadro cupo. Senza il trucco, senza le parrucche, senza i costumi, le paillettes e le piume, gli artisti e i clown, i domatori e i trapezisti sono, come tutti, solo persone spaventate dalla minaccia del virus e dall’incombente tracollo economico. «Gli artisti stringono la cinghia da giorni; per gli animali, invece, siamo ormai senza scorte». Davio Casartelli è uno dei responsabili del circo e, nei giorni scorsi, si è rivolto al Comune, alla Caritas, alla Protezione civile. «Non abbiamo avuto risposte, ma comprendo che per tutti è un periodo di grande difficoltà». «In altre regioni per i circensi si stanno verificando situazioni simili: in Calabria, Sicilia, Piemonte, Veneto.». 

I circhi in Italia sono 130 e danno lavoro a 65mila persone. Martedì, questo affascinante mondo ha teso la mano tesa alle istituzioni italiane in questo momento drammatico. «Abbiamo scritto al presidente del Consiglio e al capo della Protezione civile - ha detto il presidente dell’Ente Nazionale Circhi, Antonio Buccioni - per mettere a disposizione le nostre tende climatizzate per un’eventuale necessità legata all’epidemia. Speriamo non sia necessario, perché significherebbe un peggioramento della situazione».

Ma in questo momento sono loro, i circensi intrappolati dal decreto, a chiedere bisogno d’aiuto. Loro, che sotto quel tendone regalano sogni ai bambini, si ritrovano in un incubo. «Le autorità non si dimentichino di noi, in questo momento difficile per tutti, ma anche per la nostra storia, per la nostra tradizione. La nostra cultura ci ha sempre portato in tutto il mondo per dare divertimento e gioia con i nostri spettacoli», l’sos di Davio Casartelli. «Mi rivolgo alla Protezione civile, alla Caritas, al vescovo di Caserta: il fieno per gli animali è finito e l’azienda che ce lo porta è a 50 km: il fornitore ci ha comunicato che non potrà raggiungerci a causa dei blocchi». E da San Nicola la Strada, il «Romina Orfei» non può muoversi. Ives Casu, Romina Orfei, Ivan Niemen, Maverik Niuman, solo per citarne alcuni, e le loro famiglie, vengono da Rimini, Verona, dalla Toscana e dalla Sardegna. Sono figli della Scuola di Stato di Circo della Romania, altri si sono formati all’Accademia di Verona. Alan Valerio, equilibrista e trapezista, la famiglia Carbonari, i Cosu, i Bucci. Tutti loro aspettano che qualcuno li aiuti. E di tornare a far sorridere, emozionare, divertire un pubblico che, oggi, è ipnotizzato davanti all’allarme sanitario globale.