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Circo bloccato da 2 mesi e mezzo: «Prima di ripartire regaleremo uno spettacolo al paese che ci ha aiutato»

E' il Circo Forstner che dal 23 febbraio non si muove da Castelnuovo Don Bosco. Solidarietà alla famiglia composta da genitori, cinque figli, cavallini e tartaruga gigante
Fermo dal 23 febbraio a Castelnuovo Don Bosco

Non solo a Castell’Alfero. Anche a Castelnuovo Don Bosco un piccolo circo è rimasto “prigioniero” della quarantena da coronavirus.

E’ il Circo Forstner, totalmente a conduzione familiare, formato da Loris, Yulia, i loro cinque figli, quattro cavallini e William, la tartaruga cinquantenne che ha vissuto con grande soddisfazione questi due mesi e mezzo di pausa forzata.

«Avevamo concluso la settimana di spettacoli a Piobesi e avevamo appena finito di spostare mezzi e roulotte qui a Castelnuovo quando è stato bloccato tutto – racconta il capofamiglia, Loris – Da allora non ci siamo più spostati». La loro “casa” è diventata il parcheggio di fianco al cimitero, quello del peso comunale.

«Ricevuto cibo, viveri per noi, paglia e fieno per i cavallini»
«Abbiamo ricevuto tanta solidarietà per tutto questo tempo – prosegue Loris – Noi non abbiamo chiesto nulla, ma in tanti, fra persone comuni e istituzioni ci sono venuti incontro: chi portandoci cibo e viveri, chi regalandoci delle balle di fieno e paglia per i cavallini. Anche perché tutta la mia famiglia vive di questo lavoro e andiamo avanti grazie agli spettacoli. Facciamo tutto noi proprio per contenere i costi e a stare fermi i risparmi fanno in fretta ad esaurirsi».
E una famiglia di sette persone ha il suo bel costo di mantenimento.

Giorni accompagnati da noia e preoccupazione
«Anche se ho dei figli meravigliosi che non mi chiedono mai niente – risponde orgoglioso il capofamiglia – Per loro sono stati due mesi passati a tenersi in forma e ad allenarsi per nuovi numeri. Per me e mia moglie sono state invece settimane di grande preoccupazione per la responsabilità che ci pesa addosso». Oltre, ammette, alla grande noia che ha pervaso tutto il gruppo familiare abituato ad una vita fatta di spostamenti continui da una città all’altra dell’Italia.

Il momento più duro di questi due mesi? «Ogni giorno è stato duro, perché bisogna pensare a come tirare avanti. Anche perché il mondo dello spettacolo sarà l’ultimo a ripartire e anche quando questo avverrà la gente avrà ancora paura e non sappiamo quando potremo tornare ad avere abbastanza ingressi da poterci salvare dalle spese».

Grandi preoccupazioni che però non gli impediscono di programmare il futuro.
«Noi avevamo già tutto l’anno programmato, fino a dicembre, poi è saltato tutto. Ma se da giugno ci dessero la possibilità di fare almeno gli spettacoli all’aperto, noi siamo pronti, ho già anche pensato a come sistemare le sedie per rispettare le distanze e ai numeri che possiamo presentare su una piazza. Abbiamo solo bisogno di poter ripartire».

«Se me lo consentono, farò un regalo a Castelnuovo per ringraziare»
Ma prima di lasciare Castelnuovo Don Bosco, Loris ha un grande desiderio da esaudire: «Spero ci sia consentito di fare uno spettacolo in piazza gratuito per tutti, come regalo di riconoscenza a questo paese che non ci ha lasciati soli e ci ha aiutato. Anche solo passando di qui a chiederci come stavamo e se avevamo bisogno di qualcosa».                                                                                                        
  

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