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Circo Moira Orfei. Fase 2 a Gallarate: "Da due mesi in gabbia, noi del circo prigionieri"

Spettacoli vietati e ritorno a casa impossibile per via dell’emergenza. Trenta addetti bloccati con le famiglie e venticinque animali al seguito


Doveva rimanere a Gallarate, tra le tappe del tour lungo la penisola, per cinque giorni, invece l’emergenza Covid-19 ha bloccato in via Varese da oltre due mesi il Circo Moira Orfei. Una situazione difficile per l’attività guidata da Stefano Nones Orfei, che continua la storica tradizione, nulla di più triste per la famiglia circense che non poter offrire i suoi spettacoli, tutto fermo, in attesa di sapere quando si potrà riprendere. A Gallarate il circo ha incontrato la vicinanza e la solidarietà dei cittadini e delle associazioni che hanno garantito aiuti alimentari indispensabili al personale e agli animali.

«Senza l’aiuto che abbiamo ricevuto – dice Gianfranco Felicioli, portavoce del circo – non ce l’avremmo fatta, abbiamo trovato tanti amici nelle associazioni, come la Caritas, la Croce Rossa, i volontari del canile, un supermercato, la parrocchia di Sant’Alessandro, aziende agricole che hanno garantito il fieno per i nostri animali, il servizio veterinario... La loro vicinanza è stata fondamentale per poter affrontare questa difficile situazione. Adesso speriamo che al più presto ci si possa muovere per tornare a casa in attesa di riprendere, quando sarà possibile, gli spettacoli". Subito una promessa da Felicioli: "Torneremo a Gallarate, il nostro spettacolo sarà l’occasione per ringraziare la città e tutti coloro che ci hanno aiutato".

Attualmente è bloccata nell’area di via Varese una trentina di persone, si tratta soprattutto di tecnici con le loro famiglie e di addetti alla cura degli animali (25 gli esemplari presenti): ognuno di loro ha competenze specifiche, c’è chi si occupa dei cavalli, chi dell’elefante, chi dei felini, ogni giorno è assicurata l’adeguata assistenza ma per tutti è una situazione di sofferenza questa immobilità forzata. Il circo vive con il contatto del pubblico e questo da oltre due mesi manca.

«Ancora non si sa quando si potrà ricominciare – continua Felicioli – la preoccupazione è tanta, adesso per noi è fondamentale poterci spostare da Gallarate per sistemare gli animali, speriamo di poterlo fare al più presto". La sera del 23 febbraio invece dello spettacolo sono state smontate le strutture, gli artisti sono riusciti a lasciare Gallarate per tornare a casa, nell’area di via Varese è cominciata invece la lunga sosta, imposta dall’emergenza sanitaria, del personale tecnico e degli animali. "Speriamo di uscire al più presto da questa immobilità", conclude Felicioli, che ritrova il sorriso di fronte alla sua nipotina, Gioia, la più piccola della famiglia, due mesi e mezzo, coccolata dai genitori.

Di Rossella Formenti

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