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L’appello di Migrantes: lavoratori di circhi e luna park a rischio povertà

La richiesta di non dimenticare i lavoratori dello spettacolo viaggiante arriva dalla Fondazione della Cei e da Caritas che denunciano una realtà tanto fragile quanto poco considerata, messa ancor più in ginocchio dall’epidemia di coronavirus


Francesca Sabatinelli – Città del Vaticano
“In questo periodo siamo carichi”, una frase così ha un significato molto chiaro, e non buono, per i lavoratori dello spettacolo viaggiante: significa avere i camion con la merce a bordo, nessuna giostra montata, nessun tendone del circo alzato perché, per il Covid-19, ogni attività è ferma anche per questa categoria di lavoratori che, inoltre, vanta tutele pari quasi a zero. Una sosta forzata nel periodo che è stagione lavorativa principale per circhi e lunaparkisti e il momento di fiere e sagre, ormai annullate in tutta Italia. 


20mila persone dimenticate


Sono almeno 5mila nel Paese le imprese dello spettacolo viaggiante, con circa 20mila lavoratori che, oltre a dover sostenere i costi comuni a tutte le famiglie, si ritrovano anche quelli legati alle licenze o ai collaudi delle attrezzature per attività che richiedono, giustamente, parametri di sicurezza molto rigidi. Spesso sono persone che hanno anche difficoltà a chiedere il contributo dei “buoni spesa” ai comuni di residenza, considerata la distanza dal luogo dove possono essere in sosta i circhi e i lunapark. Le conseguenze economiche, per tutte queste realtà fragili, sono drammatiche, spesso si tratta di lavoratori che vengono dimenticati e che potranno ritornare a lavoro soltanto tra molti mesi.

Migrantes e Caritas sollecitano le istituzioni

Il mondo delle giostre e dei circhi, è l’allarme della Fondazione Migrantes della Conferenza episcopale italiana, sta vivendo una gravissima condizione dal punto di vita economico, privo come è di qualunque forma di reddito e, tuttavia, con spese rilevanti.  Ecco che Migrantes, che da anni segue pastoralmente lo Spettacolo Viaggiante, e Caritas Italiana si sono fatte prossime a queste persone, rispondendo a diverse richieste di sostegno, invitando inoltre le istituzioni a non dimenticare queste persone.

Le parrocchie al fianco dei lavoratori

“Queste persone – racconta don Mirko Dalla Torre, membro della Consulta nazionale per la pastorale dello Spettacolo Viaggiante di Migrantes – già vivono ai margini della nostra società, dei nostri Paesi, molte volte accompagnati anche da forti pregiudizi. In questo momento però sono persone, famiglie, ancora più vulnerabili, perché non possono lavorare in quello che è il periodo più proficuo per loro, tra l’altro vengono da un Natale che non è andato molto bene”. Migrantes e Caritas, così come suggerito dalla Cei, racconta ancora don Mirko, si sono “messe in moto”, affinché le chiese parrocchiali abbiano un occhio di riguardo per queste persone, alcune delle quali non hanno l’accesso neanche ai beni di prima necessità

Vicinanza dei Papi ai circensi

Don Mirko sottolinea come “da Giovanni XXIII fino a Papa Francesco, nel pensiero dei Papa gli esercenti dello spettacolo viaggiante ci siano sempre stati”, e ricorda quando, nel 2017, Bergoglio, ricevendoli in udienza, li definì “gli artigiani della gioia e della festa”. “Lui – conclude quindi don Mirko – ha un occhio di riguardo per i poveri, in questo momento mettiamoci dentro anche loro, non lavorano, sono fermi da tanti mesi. Migrantes e Caritas stanno guardando a questa gente, alla gente del viaggio, gente buona e accogliente, che porta gioia e festa nelle nostre piazze”.

                                         Fonte VaticanNews


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