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Trani. Circo Marina Orfei e Circo Royal - "Sotto il tendone niente"

Qui siamo a Trani, ma sono tanti i circhi bloccati dal Covid nelle città. Con animali da sfamare, tournée rinviate e zero soldi. "Resistiamo solo grazie alla solidarietà"


In un piazzale polveroso e secco - il termometro segna 31 gradi, il rumore delle auto che sfrecciano sulla statale sopra la nostra testa è continuo, alle volte sono accelerate, altre strepiti di frenate improvvise per imboccare lo svincolo - sono in coda due grossi camion: un furgone bianco, con il cassone aperto, carico di frutta e verdure; e una cisterna da almeno diecimila litri d'acqua. Marina fa segni con le mani per farli parcheggiare, dalle roulotte vengono fuori in  quattro per indicare la strada giusta. Sorridono tutti.
Esiste qualcosa di più malinconico di un circo con il tendone abbassato, di un trapezista senza acrobazie, di un clown senza risate, di una macchina dei popcorn che non scoppietta e che non odora? Si, esiste. "Un circo che non si muove è la fotografia più triste di tutte. E non soltanto per noi, intendiamoci, o per il nostro lavoro. Ma per quello che rappresentiamo. Noi siamo in giro per portare uno spettacolo, un divertimento, una tradizione. Una cultura. Restare fermi è il contrario di quello per cui siamo nati." Marina Monti Condesnitt è una delle facce del Marina Orfei Circus, una delle 151 carovane che girano l'Italia. Ed è, insieme a tutto il suo mondo, una delle vittime più nascoste del Covid-19, come ogni altro spettacolo dal vivo, come i teatri, come i cinema, come è successo al Marina Orfei, in giro con una coproduzione Royal Circo Orefi. Così uno dei marchi più antichi d'Italia è parcheggiato qui nella zona industriale di Trani, in Puglia, sulla strada che porta ad Andria.
"Ogni attività si è interrotta all'improvviso, è vero. Hanno chiuso negozi e fabbriche. Scuole e divertimenti. Ma noi siamo diversi" racconta Marina, accanto uno degli attrezzisti, mentre poco più in là uno degli addestratori di animali prova a fare manutenzione al grande telone rosso smontato . "Siamo diversi perché, tecnicamente, siamo dei senza fissa dimora. E non c'era mai capitato di fermarci così a lungo in un posto. Abbiamo bisogno di girare, viaggiare. E' il nostro Dna. La nostra vita. Mettiamo in conto gli incidenti, sappiamo che c'è il rischio di fare lo spettacolo davanti a pochissimi spettatori. Ma non abbiamo mai pensato di poter stare fermi."
Gli effetti collaterali da Covid-19, per un circo, sono qualcosa di non esattamente convenzionale. Il Circo Royal è "medio-grande" spiegano i ragazzi davanti alla vecchia cassa. Ci lavorano in 60. E ci sono 80 animali. Anzi 82: in questi giorni di fermo a Trani sono nati un piccolo dromedario, che hanno chiamato Fortis, vecchio nome della città che li sta ospitando e una femmina di pony. Vanno a fare compagnia ad un ippopotamo, una giraffa, zebre, lama, dromedari, cavalli e trentatré cani dalmata...."Tenere per mesi questi animali fermi, dare loro da mangiare, curarli -  perchè noi li curiamo nonostante quello che dicono le persone che odiamo il circo -  costa, costa moltissimo. E siamo in enorme difficoltà."

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Fonte La Repubblica

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