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Salerno, il circo ostaggio delle leggi del lockdown

Da quattro mesi nessuno spettacolo in via Allende. Nemmeno l’idea della formula “drive in” funziona: «Fa troppo caldo»


Con il turbante nonostante il sole picchi forte, uno degli addetti raccoglie le bucce di finocchio mentre i cavalli scalpitano in attesa del pasto. Nel recinto i cammelli passeggiano sornioni mentre gli gnu restano accucciati e fermi con la pelliccia scura che si staglia netta nel cielo azzurro. Il tendone è aperto e silenzioso. Il tempo si è fermato nel piazzale di via Allende (poco più avanti dello stadio “Arechi”) dove il Circo Togni è rimasto bloccato per il lock down e ancora non può ripartire. I camion sono in sosta mentre i circensi, nelle roulotte, vivono uno stato di sospensione così diverso dalla vita di continui spostamenti per cui sono nati e destinati.

«L’ultimo spettacolo - ricorda Vinicio Togni, titolare del Circo e domatore di leoni - c’è stato il 25 febbraio. Era un’iniziativa di beneficenza per i bambini organizzata proprio dal Comune di Salerno. Poi abbiamo dovuto fermare tutto anche noi». Da quel momento, quindi, sono iniziate lunghe settimane in cui i 60 circensi e le loro famiglie si sono arroccati davanti al mare della Litoranea. «Non abbiamo avuto nessun caso sospetto ma abbiamo deciso subito di chiuderci all’interno. Siamo stati fortunati - spiega Togni - a ritrovarci abbastanza lontani dalla città, in una zona adatta sia alla sosta del nostro piccolo mondo sia agli animali che avevano terra e spazio per stare comodi». Un microcosmo che deve ripartire. Dal 15 giungo, però, il microcosmo del Circo potrebbe ripartire. «In realtà precisa Togni - non in tutti i Comuni d’Italia ritroviamo le stesse condizioni, quindi c’è ancora tanta incertezza». Il problema, però, non è semplicemente logistico, «ma anche economico», chiarisce il domatore. «Per spostare un mondo complesso come il nostro - continua - servono soldi, migliaia di euro anche per problemi molto concreti come il rifornimento di nafta per i camion o la riattivazione delle assicurazioni». I circensi, così come tutti i lavoratori dello spettacolo, hanno avuto accesso alla cassa integrazione ma - considerando che anche questi soldi sono tassati - non resta molto di più che il budget per affrontare la quotidianità.

«Non vogliamo elemosina, vogliamo poter riprendere a fare spettacoli, guadagnare quello che serve e rimetterci finalmente in strada». Il Circo come un drive in. L’idea che Togni ha presentato e che l’Amministrazione ha approvato è stata quella di immaginare degli show con gli spettatori seduti in auto. In tutto ne sarebbero potuti arrivare 66. «Avevo avuto questa idea perché ricordavo che qui vicino, anni fa, c’era proprio un drive in. Ho visto che in Germania si fa e ho pensato di fare questa proposta all’Amministrazione. Ma abbiamo capito che, esploso il caldo, l’idea non avrebbe funzionato...». Ora Togni pensa di ritornare a Palazzo di Città proponendo una nuova soluzione: il Circo senza tendone così da poter assicurare le regole del distanziamento. «Quando arriviamo in una città - continua - cerchiamo di essere buoni cittadini per i pochi giorni che restiamo, ad esempio con i clown nelle corsie pediatriche. Ora vogliamo solo ripartire». La solidarietà ai circensi. «Nei giorni di chiusura - aggiunge Togni - abbiamo avuto grandi dimostrazioni di solidarietà non solo dalla Protezione civile comunale che ci ha fornito tutta l’assistenza e il supporto possibile. Ma siamo riusciti a superare anche problemi importanti grazie allo slancio di tanti». Quando per il lockdown sono state bloccate tutte le attività produttive, infatti, si è corso il rischio che gli animali restassero senza foraggio. «Il Circo chiarisce - non ha grandi scorte ma grandi indotti e, a un certo punto, i nostri fornitori non erano più in grado di portarci il cibo per gli animali ». I leoni e tutti i grandi felini erano stati portati in un allevamento ad hoc della famiglia Togni ma restava il problema degli altri. «È stato grazie all’unità veterinaria dell’Asl Napoli 1 - racconta Togni - che siamo riusciti a metterci in contatto con gli allevatori di bufale della piana di Battipaglia e, grazie a loro, siamo risusciti ad avere il foraggio per i nostri animali ». La solidarietà, però, non si è fermata qui perché anche la Curia salernitana si è offerta per dare un contributo economico che è stato garbatamente rifiutato. «Vogliamo guadagnare con i nostri spettacoli, ci mancano ormai da troppi mesi le risate dei bambini, lo scalpitio dei cavalli, la musica e il viaggio... ».

Di Eleonora Tedesco

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