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Saline Joniche, c'è il circo ma non si diverte nessuno

"Siamo bloccati, non abbiamo soldi per il gasolio"


Porta con sé allegria e divertimento ovunque vada, ma da parecchio tempo ormai non è più cosi.
Un misto di malinconia e disperazione ammanta oggi il Circo "Martini-Orfei".
Bloccato dalla pandemia, dimenticato dalle istituzioni, suo malgrado e costretto a vivere in un limbo.
Senza possibilità di esibirsi, né di spostarsi. Condannato all'immobilità in attesa di segnali incoraggianti, che comunque tardano ad arrivare.
Giunta sul finire di febbraio a Saline Joniche, dove ha piantato le tende su un terreno privato, la carovana composta da sessanta elementi, tra artisti e personale, aveva in animo di fermarsi solamente qualche giorno, giusto il tempo di proporre un paio di spettacoli, dopodiché avrebbe ripreso il tour.
La virulenza della pandemia nel frattempo esplosa, ha però causato lo stop totale che tutti i circensi speravano fosse di breve durata.Cosi non è stato.
Se il disagio delle prime settimane di inattività è stato attutito dalla solidarietà arrivata da più parti, i giorni a venire sono diventati un calvario. 
A rendere più amara la situazione, ci racconta il direttore Aldo Martini, è stata la lontananza delle istituzioni. "ll primo giorno di fermo - spiega - abbiamo ricevuto la visita deI sindaco di Montebello Jonico, che poi non abbiamo più visto, e abbiamo ricevuto degli aiuti sotto forma di beni di prima necessità dal Comune, che ci ha consentito di andare avanti per una quindicina di giorni. Poi degli amministratori locali abbiamo perso le tracce. Al punto che ancora oggi non rispondono alle nostre richieste di portare via quantomeno la spazzatura che, accumulata all'ingresso dello spiazzale, ci sta rendendo impossibile la vita."

Chi vi è stato vicino?
"Non tanti, purtroppo. Dobbiamo dire grazie soprattutto al signor Malara, titolare del terreno che ci ospita, che ha capito il nostro dramma e non ci sta facendo pagare nulla.
Cosi come diciamo grazie al parroco che ci ha aiutato tantissimo con beni di prima necessità, all'associazione CalabriAmoci, da cui abbiamo ricevuto dei viveri, e alla Coldiretti che all'inizio del blocco ci ha consegnato un carico di fieno, sufficiente a dare da mangiare agli animali per una ventina di giorni."

Perché non riuscite più a ripartire? È una questione di soldi o di cos'altro?
"L'una e l'altra. Senza avere la possibilità di fare lo spettacolo non riusciamo ad avere entrate. Qualora decidessimo di muoverci avremmo da riempire i serbatoi dei 50 tir che ci consentono di spostare quaranta animali, tra cui elefanti, cammelli, dromedari, cavalli, un rinoceronte, una zebra e altri ancora, e tutta l'attrezzatura.
Per poterlo fare servono però un bel po' di soldini"

E quindi? Starete fermi fino a quando?
"Non saprei. Ma di sicuro sono preoccupato. Ho inviato mail a oltre un centinaio di comuni calabresi, ma nessuno ci ha dato la necessaria autorizzazione a entrare nei loro territori e poterci fermare. Siamo con le mani legate. Tral'altro neppure la regione si è fatta sentire. È come se nessuno ci volesse più.
Una situazione assurda che non ci sta facendo fare una bella figura agli occhi dei nostri artisti, parecchi dei quali arrivano da altre nazioni."

Cosa vi aspettate di ricevere?
"Non vogliamo la carità di nessuno. Siamo gente abituata a lavorare sodo, a sudare per guadagnarci da vivere. Chiediamo semplicemente che ci venga data la possibilità di lavorare. Se serve siamo pronti a farlo anche all'aperto, come stanno facendo già in altre regioni. Non ci sembra di chiedere la luna."

DI CLEMENTE CORVO


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