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Il dottore del circo

Infettivologo, ora è diventato il medico di acrobati e clown di mezza Europa.
 Ha uno studio-museo dedicato a Nando Orfei e di Moira dice: «Un'icona»

Il giuramento di Ippocrate alla parete, le scarpe da clown, le tende dello studio a righe bianche e
rosse come il tendone del circo: nella piccola salad'aspetto del dottor Giansisto Garavelli si respira l'atmosfera dello spettacolo itinerante più antico del mondo. 
Nella vetrinetta c'è la collezione delle tigri art déco firmata dai migliori addestratori di sempre, tra cui Martin Lacey junior, su due manichini gli abiti sbrilluccicanti di un celebre direttore di pista, sotto la scala che porta al primo piano un mini-presepe con i personaggi principali dello show, in una teca l'anello vero di un giocoliere, poi tanti quadri a tema, tra cui una litografia di Salvador Dalì che ritrae un leone baffuto e un'altra di De Chirico. 
Dal lato opposto, la colorata opera della pittrice Wilma Mattana, che introduce alla stanza delle visite: una sorta di patchwork sui big del circo dove spicca sorridente Moira Orfei con il suo tupé corvino, Federico Fellini accanto a Ranieri di Monaco, al centro un cavallo bianco a ricordare che il circo era uno spettacolo equestre e il faccione di Grock, al secolo Charles Adrien Wettach, l'ostinato figlio di un orologiaio svizzero diventato un maestro di giocoleria, contorsionismo, equilibrismo, acrobazia, capace di suonare un'infinità di strumenti. 
Grock disse di sé: «Sono il risultato del desiderio di perfezionare ciò che era giàperfetto. Sono convinto di esserci riuscito».

Tenacia, duro allenamento, disciplina: chi decide di diventare circense fa una scelta di vita per spingersi al limite, come un acrobata sul filo. A volte ci si può fare molto male. 
Ne sa qualcosa il dottor Garavelli che dal 2017 è il punto di riferimento ufficiale per ogni atleta di questa realtà che capiti in Italia e abbia bisogno di cure. 
Un centinaio di pazienti assistiti finora, gli ultimi due arrivavano da Las Vegas, e perfino in questo periodo di Coronavirus con gli show fermi in attesa della ripartenza, lo cercano da ogni parte d'Europa perché sanno che lui non abbandona nessuno e, da volontario, si fa in quattro.
Come un esperto trapezista, Garavelli dal suo studio di Castelnuovo Scrivia, dove la provincia di Alessandria incrocia quella di Pavia, ha creato una rete affinché nessuno cada giù. 
«Nel mio lavoro se non hai una rete sei finito», spiega a Libero mostrando fiero il riconoscimento che ha avuto dall'Ente nazionale Circhi che lo considera ormai parte della grande famiglia e l'ha proclamato "medico archiatro circense".

L'IMPORTANZA DELLA RETE
«Sono infettivologo e ho lavorato 15 anni con i
malati di Aids», esordisce, «ne ho viste di tutti i
colori, soprattutto tra i detenuti in carcere. Quando tratti le dipendenze capisci che è fondamentale lavorare su più approcci, non basta una sola figura, oltre al medico di base serve lo psicologo, l'assistente sociale, una rete appunto, e io mi sono applicato per realizzarla a favore degli atleti circensi».

La passione per questo ambiente era nel suo Dna: di Castelnuovo è la ditta Canobbio, che realizza tensostrutture per eventi, per cui già da piccolo Giansisto rimaneva incantato a guardare «lo spettacolo più bello del mondo». Una spinta è arrivata poi dall'amico Matteo Maimone, pure lui fine conoscitore del tendone rosso al punto da organizzare trasferte a Montecarlo dove il Festival internazionale del circo è l'attrazione per eccellenza.
Maimone si definisce «patriota circense» e con
Garavelli forma un team ormai ben collaudato.
Quando un funambolo non sta bene, in qualunque parte d'Italia si trovi, i due si attivano: Garavelli si occupa dell'aspetto sanitario, Maimone della logistica.

Tutto è cominciato per caso, ma ora c'è il via libera del direttore generale dell'Asst di Pavia, Michele Brait, il quale si è dichiarato «molto soddisfatto del lavoro dei nostri professionisti che cercano di rispondere al meglio ai diversi bisogni assistenziali degli artisti». 
È stata siglata una convenzione tra l'azienda sanitaria della città lombarda e l'ente nazionale Circhi, presieduto da Antonio Buccioni, per cui ogni circense, previa prenotazione al Cup e pagamento del ticket, viene indirizzato all'ospedale giusto senza dover girare come una trottola in attesa di un consulto. Chi lavora sotto al tendone, infatti, è per sua natura un nomade del varietà privo di un medico di base. Ma se prima non sapeva a chi rivolgersi, adesso sì: c'è il “dottor Circo”. Visita, s'informa, telefona ai colleghi, fa la diagnosi: instancabile, s'interessa del malato anche a guarigione avvenuta perché crea con il paziente un rapporto di amicizia. Nando Orfei è stato il primo vip sul suo lettino: «Un gran signore», dice, infatti gli ha dedicato lo studio-museo. Con «zia Moira» il legame«era stupendo, lei bellissima fino alla fine, con un corpo favoloso nonostante fosse stata colpita da un ictus e avesse sofferto tanto quando ha visto suo figlio aggredito dal leone. Una donna magnifica, un'icona, un po' come è stato Leonida Casartelli per il circo Medrano».

Annuska Bizzarro, dell'omonima famiglia del
Circo Città di Roma, l'anno scorso si è arresa alla malattia, ma a lungo è stata curata a Voghera e Garavelli si è prodigato per farla operare in fretta.
Tre giorni fa, a 83 anni, è scomparsa la cugina
Emma Bizzarro, celebre in tv con Macario: riusciva a giocare a scacchi con i piedi in verticale appoggiandosi sulle braccia con la schiena ad arco.
Riconoscente a Giansisto anche la famiglia Saly
del circo di Kron e la presentatrice di Montecarlo Andrea Lehotska. «Preciso che io ho il mio lavoro in reparto e non sono uno specialista di tutto», si schermisce l'infettivologo dalla parlantina sciolta, «ecco perché è importante la rete, così da indirizzare il paziente dal collega migliore». All'ospedale di Stradella, aggiunge, «c'è sempre un letto a disposizione per un circense e questo grazie alla convenzione con l'Asst e al dottor Giovanni Ferrari. Ma non ci sono corsie preferenziali, sia chiaro: le regole sono rispettate».

Quali disturbi affliggono i circensi? «Sono per lo
più patologie da usura. Sa cosa significa saltare
tutto il giorno per provare il numero del trapezio,
o fare il contorsionista piegato su se stesso, o anche essere un porteur che sopporta il peso dei compagni? 
Sono sforzi che alla lunga usurano le ossa, infatti tanti vengono da me con traumi mica da ridere e li mando subito dall'ortopedico. Dal punto di vista urologico alcuni si trascurano, non fanno i controlli, ma adesso con il Covid stanno attentissimi, anche perché vivendo tutti insieme...». 
Il dottor Circo è così appassionato a ciò che fa che ora l'Udc l'ha perfino candidato alle comunali di Voghera: «Do una mano anche lì», taglia corto.

VOGLIA DI PUBBLICO
L'allegra carovana delle meraviglie, come la chiama lui, è composta da circa 150 persone tra acrobati, pagliacci, ballerine, addetti al montaggio, persone che cucinano, altre che si occupano degli amati animali: è un piccolo paese in movimento 7 giorni su 7, 365 giorni l'anno. «Quando per noi è Natale, loro hanno la serata e non riposano mai».
Ora i circensi attendono di poter ricominciare a
esibirsi davanti a un pubblico vero, perché il circo senza spettatori non esiste, infatti ci sono 70mila lavoratori a spasso e chi è inattivo poi rischia di piombare in una spirale di ansia che provoca altri problemi». 
I circensi assumono sostanze? «Non scherziamo!», ci fulmina il dottor Garavelli.«Sono puliti, dalla testa ai piedi: come fa un acrobata a buttarsi o un addestratore a tenere a bada i leoni se non è lucido? Hanno problemi di salute, come tutti, e noi li curiamo anche a fine carriera, quando sono “pensionati” e cercano il loro porto sicuro». Oltre il sipario.

Di Brunella Lolloli


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